“Un muro è fatto per essere disegnato, un sabato sera per far baldoria e la vita è fatta per essere celebrata”, così diceva Keith Haring, il padre nobile dei graffitari di tutto il mondo. Lui che di muri ne ha dipinti tanti, ma ben pochi hanno conservato i suoi colori, lui che la vita l’ha celebrata ma per un tratto brevissimo di strada. Il 16 febbraio del 1990, a 31 anni, l’artista newyorchese moriva stroncata dall’Aids.
Il suo nome era già entrato tra i grandi. Amato e discusso allo stesso modo, considerato da molti un genio dell’arte per l’efficace immediatezza dei suoi lavori da altri un bluff degli anni ’80. Dibattiti in un mondo, quello dell’arte contemporanea, dove andare contro corrente è la norma, ma non è regolare intaccare il profitto. E invece lui volava alto e così, quando le sue opere già valevano decine di migliaia di dollari, era capace di lasciare i suoi “omini” a consumarsi su un
cartellone stradale, oppure, come accadde a Napoli, tracciare col dito, sul bianco della vetrina di un negozio chiuso un’opera effimera che pure sembrava dire ad ogni passante “portami a casa”.
A Pisa, invece, il suo ultimo grande murale, quel Tuttomondo, realizzato nel giugno del 1989 sulla parete del convento di sant’Antonio Abate s’è salvato. Dopo un periodo di abbandono, nel 2003 è stato restuarato ed oggi è parte integrante del patrimonio artistico cittadino, splende in quella piazza che da sette anni porta il nome del graffittatro.
E così, questa sera, per ricordare l’artista a Pisa si fa baldoria. L’evento si chiama Haring Block Party (letteralmente Festa di Quartiere, curato dal Circolo Arci ExWide). Vi parteciperanno dj e breakers nel tentativo di ricreare l’atmosfera di quella incredibile settimana del mese di giugno 1989, quando Haring realizzò il dipinto coinvolgendo tutti coloro che si affacciavano incuriositi a vedere cosa stava succedendo. Inoltre, dalle ore 20 alle 22, all’Auditorium della Provincia di Pisa nel Centro Maccarrone di Via Pellico, saranno proiettati il documentario -The Universe of Keith Haring- di Christina Clausen, i cortometraggi -Tuttomondo-, -L’arte in diretta- e – Affreschi elettronici -. Una videocamera raccoglierà le testimonianze di tutti coloro che conobbero Haring, cosi’ come sono invitati a partecipare tutti coloro che ancora conservano oggetti disegnati dall’artista statunitense. Graffitari di oggi, invece, realizzeranno alla stazione Leopolda un’opera in omaggio ad Haring.
Dedicato al tema dell’armonia e della pace nel mondo, il murale che ricopre interamente i centottanta metri quadrati della parete del Convento di Sant’Antonio, vede incastrarsi personaggi e animali in un’animato incastro di personaggi e animali.
<<-In questo murales ho disegnato tutto quello che riguarda l’umanità- Il mio modo di lavorare senza bozzetto preparatorio e’ un approccio molto diretto ed immediato- ho iniziato nell’angolo in alto a sinistra, ho fatto la prima immagine- un passo dopo l’altro, dopo ogni figura dovevo decidere cosa metterci->>.
Alla domanda quale titolo dare a quest’opera Haring rispose – <<Non so, titoli? Una domanda difficile non do mai un titolo a niente- nemmeno questo dipinto ne ha uno, ma se dovesse averlo, sarebbe qualcosa- qualcosa come -Tuttomondo-, parola che riassume la sua costante ricerca di incontro e di identificazione con il pubblico, esemplificata in questo caso dal personaggio giallo che cammina, o che corre, posto al centro della composizione sullo stesso piano di un ipotetico passante>>.
Un’opera che è inno alla vita mentre la sua esistenza si consumava nella stessa malattia che aveva portato via il suo amico, Andy Warhol.
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