Il mitico cavallo di Leonardo per l’Expò 2015. Si può fare

Un animale quasi mitologico, un cavallo di bronzo alto più di 7 metri e dal peso di 70 tonnellate. Sognava di realizzarlo Leonardo da Vinci per immortalare la gloria degli Sforza, signori di Milano e suoi protettori. Un progetto mai realizzato ma al quale il genio si dedicò per lungo tempo, tra il 1482 e il 1499, prodigandosi in calcoli, disegni e bozzetti.

Gli studiosi, carte alla mano, hanno sempre sostenuto che il gigante di bronzo fosse irrealizzabile, troppo grande per reggersi in piedi, tanto più su due zampe. Ma da Firenze arriva in questi giorni un input che va nella direzione opposta: il cavallo si può fare, i requisiti tecnici per tenerlo in equilibrio ci sono, e perché no, si potrebbe fondere l’opera in uno spettacolare cantiere aperto in occasione dell’Expò milanese del 2015.  Insomma, il visionario Leonardo non aveva sbagliato i suoi conti.

A dimostrarlo sono i risultati di una complessa indagine promossa dall’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze. Coordinata dallo specialista Andrea Bernardoni, la ricerca è stata condotta applicando alla vasta documentazione leonardesca le più sofisticate tecniche di simulazione oggi utilizzate dall’industria per le grandi fusioni.

“Fin qui”, spiega Paolo Galluzzi, direttore del museo, “vigeva la diffusa convinzione che il progetto fosse materialmente irrealizzabile. Negli Stati Uniti è stato perciò possibile realizzare due copie del cavallo, ma con procedimenti del tutto indipendenti dalle precise informazioni conservate nei manoscritti di Leonardo. Ora sappiamo invece, su basi rigorosamente scientifiche, che Leonardo concepì un’opera ardita ma perfettamente fattibile, ricca per di più di soluzioni innovative”. I risultati della ricerca saranno esposti in una mostra altamente spettacolare. “L’ideale”, suggerisce Galluzzi, “per inaugurare l’Expo milanese del 2015. E l’impatto sarebbe tanto maggiore se, contestualmente, si potesse fondere il monumento a cantiere aperto, coinvolgendo così il pubblico più vasto e i media di tutto il mondo”.

Leonardo studiò con minuzia l’anatomia del cavallo e mise a punto gli infiniti dettagli pratici dell’operazione: un metodo di fusione indiretto, le macchine per movimentare e assemblare la pesantissima forma; il modo di produrre con rapidità enormi quantità di bronzo e di distribuirlo omogeneamente nell’intercapedine tra forma e controforma. Ideò anche un brillante sistema per monitorarne l’avvenuto riempimento dell’intercapedine mediante sensori pirotecnici che esplodevano quando il bronzo fuso giungeva al livello desiderato. Tutto fu però vanificato dalle armate francesi che nel 1499 conquistarono Milano, cacciarono Ludovico Sforza e distrussero, tra le altre cose, il modello in creta del cavallo. La verifica della concreta fattibilità di quanto Leonardo registrò nei suoi manoscritti (Codice di Madrid II, Windsor Collection, Codice Atlantico, ecc.) e delle altre fonti dell’epoca è stata resa possibile grazie alla XC Engineering di Cantù, azienda specializzata nelle simulazioni virtuali delle grandi fusioni, che per la prima volta ha applicato a un progetto storico-scientifico un avanzatissimo software, il Flow low 3d.

Le complicate e lunghe operazioni di calcolo hanno così generato uno straordinario archivio di immagini tridimensionali, che documentano in modo molto realistico, fase per fase, le dinamiche dei processi di fusione.

© Riproduzione riservata

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