“Egitto mai visto”, a Reggio Calabria la vita quotidiana al tempo dei faraoni

Dopo l’esposizone al castello di Buonconsiglio di Trento, approda a Reggio Calabria la mostra “Egitto mai visto – Le dimore eterne di Assiut e Gebelein”, [...]

Dopo l’esposizone al castello di Buonconsiglio di Trento, approda a Reggio Calabria la mostra “Egitto mai visto – Le dimore eterne di Assiut e Gebelein”, allestita nelle sale di Villa Genoese Zerbi dal 21 febbraio al 20 giugno.

Un viaggio nella vita quotidiana degli egiziani di 4000 anni fa che si dipana attraverso oggetti d’uso, “pezzi” d’arte, oggetti di culto rinvenuti cento anni fa dalla missione italiana guidata dal celebre egittologo Ernesto Schiaparelli nei siti di Assiut e Gebelin. In 12 anni di scavi nella valle del Nilo (tra il 1908 ed il 1920) gli archeologi italiani portarono alla luce straordinarie sepolture, ricche di testimonianze della vita sociale e del contesto culturale di una provincia del Medio Egitto fra il 2100-1900 a.C.

Tutti i reperti trovati giunsero così a Torino al Museo Egizio diretto dallo stesso Schiaparelli.  Conservati nei depositi, in tempi recenti sono stati sottoposti ad accurati lavoro di studio e di restauro. Con l’allestimento della mostra, quegli oggetti di eccezionale valore sono riemersi nuovamente dal buio.

Sono circa 400 i reperti, per lo più mai esposti al pubblico, proposti in mostra. Il fulcro dell’esposizione è rappresentato da dodici sarcofagi a cassa in legno stuccato e dipinto con iscrizioni che tramandano formule d’offerta e rituali funerari magico-religiosi. In molti casi grazie alla lettura dei geroglifici è possibile svelare i nomi di questi uomini e donne appartenuti alla classe media, amministratori e piccoli proprietari terrieri, vissuti 4000 anni fa.

I sarcofagi, alcuni dei quali contengono ancora la mummia, sono arricchiti da tutti gli elementi del corredo funerario che accompagnavano il defunto e attraverso i quali oggi si possono ricostruire le loro storie e quelle delle loro famiglie: vasi, poggiatesta, specchi, sandali, bastoni, archi e frecce, cassette in legno, modellini di animali, barche con equipaggi, modelli di attività agricole e artigianali. Dall’osservazione di  questi materiali emerge la sorprendente capacità degli artigiani egiziani nella lavorazione del legno, che fece di Assiut uno dei centri dove fu raggiunto il massimo livello di espressione artistica alla fine del Primo Periodo Intermedio.

Per la prima volta sono esposte circa 40 pareti di sarcofago con geroglifici incisi e dipinti e 10 stele recentemente restaurate, che svelano i segreti della scrittura geroglifica e permettono di conoscere le credenze funerarie e le principali divinità del pantheon egiziano. Di straordinaria fattura sono le statue in legno, alcune delle quali di notevoli dimensioni benché frammentarie, che erano destinate a riprodurre il corpo del proprietario nella vita eterna e mostrano i signori della città in posa elegante e composta, con un lungo bastone di appoggio e uno scettro come insegne del loro prestigio. Potenti “signori della guerra” di un’epoca di lotte feudali. Il progetto scientifico e la curatela della mostra è dovuta a Elvira D’Amicone e Massimiliana Pozzi Battaglia, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie e della Società Cooperativa Archeologica.

L’allestimento della mostra, progettato da Costantin Charalabopoulos è arricchito da una suggestiva ricostruzione della necropoli e da un interessante documentario etnografico sui siti.

Coperchio di vaso canopo in legno trovato ad Assiut

Frammento di volto in legno in arrivo da una necropoli tebana

Particolare di un sarcofago

Maschera di mummia in tela di lino e stucco

Modello di barca in legno dipinto

Il cuoco, statuina in legno trovata ad Assiut

Equipaggio, modellino in legno da Assiut

Statuina di scriba in legno provenioente da una necropoli di Tebe

Ritrovamento di un sarcofago ad Assiut

Posa della macchina fotografica-Scavi area archeologica di Gebelein

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