Mostre. “Da Braque a Kandinsky a Chagall. Aimè Maeght e i suoi artisti” a Ferrara
Nel momento in cui il mercato dell’arte torna a far parlare le cronache per l’ennesima asta record nella quale, ricordiamo, “L’uomo che cammina”, scultura di Alberto Giacometti, è stata aggiudicata all’esorbitante cifra di 74,2 milioni di euro, da Ferrara arriva – per caso – una mostra quanto mai a tema. “Da Braque a Kandinsky a Chagall. Aimè Maeght e i suoi artisti”, al Palazzo dei Diamanti dal 28 febbraui al 2 giugno nasce infatti come occasione per studiare un aspetto della storia dell’arte del Novecento fino ad oggi poco indagato ma fondamentale: il mercato dell’arte e i suoi principali animatori, ovvero i mercanti e i galleristi.
Il perno attorno al quale ruota l’esposizione è dunque Aimé Maeght ed il suo universo popolato dai più significativi artisti del secondo ‘900: c’è Giacometti, ma anche Bonnard, Matisse, Kandinsky, Braque, Chagall, Miró e molti altri. Maeght fu una figura chiave della scena artistica del suo tempo: editore di fama e, soprattutto, fondatore a Parigi di una delle gallerie più influenti e innovative del secolo, nonché, a Saint-Paul de Vence, della Fondation Marguerite et Aimé Maeght, un tempio dedicato alla creazione artistica e un crocevia internazionale di pittori, scultori, poeti, scrittori, musicisti e personaggi della cultura.
Curata da Tomàs Llorens e Boye Llorens, la mostra, divisa in undici sezioni tematiche propone un centinaio di opere degli artisti di Maeght, quindi fotografie e volumi per un viaggio che ripercorre il ventennio che va dal 1945 al 1964. Per raccontare l’amicizia di Maeght con i protagonisti dell’arte del Novecento ecco i ritratti della moglie Marguerite realizzati da Matisse nel 1944 e da Giacometti nel 1961, o ancora il bellissimo dipinto di Bonnard, Fanciulla distesa del 1921, che Marguerite custodiva nella propria camera.
In un’altra sezione della mostra si racconta invece dell’incontro con Georges Braque, con il quale il gallerista ebbe un’amicizia profonda e uno scambio fecondissimo. La terza sezione della rassegna è dedicata ad uno degli episodi che fecero più scalpore nella storia della galleria, la memorabile esposizione Le Surréalisme en 1947 organizzata da André Breton e Marcel Duchamp. Si trattava della prima grande mostra surrealista del dopoguerra, che segnava il ritorno a Parigi dei principali protagonisti del movimento dopo l’esilio nordamericano durante gli anni della Seconda Guerra mondiale.
In mostra viene tra l’altro riproposto il catalogo con la provocatoria copertina ideata da Duchamp, che presenta, applicata, una protesi di seno femminile in gomma, accompagnata dalla didascalia “si prega di toccare” Alberto Giacometti, un altro protagonista del percorso che ne espone alcuni dei celeberrimi bronzi ed anche qualche pittura. E poi una sezione dedicata a Cahgall, altro maestro amato e frequentato da Maeght, e ancora Kandinsky e Léger, Mirò e Calder ai quali sono dedicate altre sezioni. E poi un’intera sala riservata alle opere grafiche ed ancora a quei giovanio talenti che il gallerista incoraggiò, come come Kelly o Chillida.
La mostra si chiude con un’ampia sezione dedicata alla Fondazione, un progetto che, sin dalla sua genesi, deve molto agli artisti di Aimé. Dopo la tragica morte del figlio giovanissimo del gallerista, Bernard, Braque e Léger lo incoraggiarono ad aprire in sua memoria un centro dedicato all’arte moderna. Maeght raccolse l’idea e pose mano alla realizzazione di una sorta di “opera d’arte totale”, un luogo dove i diversi linguaggi espressivi potessero dialogare tra loro. Una selezione di foto storiche ricostruisce la nascita e momenti della vita di questo straordinario complesso, arricchito dalle opere di Braque, Calder, Giacometti e degli altri protagonisti di una stagione eccezionale dell’arte.

Wassily Kandinsky: Nodo rosso, 1936. Saint-Paul de Vence, Fondation Marguerite et Aimé Maeght © Archives Fondation Maeght

Joan Miró: Il faticoso cammino guidato dall’uccello fiammeggiante del deserto, 1968. © foto Galerie Maeght
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