Un donna giovanissima con ambizioni lettearie Sof’ja Behrs ed un marito, molto più anziano e certo ingombrante, Lev Tolstoj. Siamo nella Russia della seconda metà dell‘800, la donna aveva diciotto anni quando sposò l’uomo al quale avrebbe dedicato la vita e sacrificato la passione letteraria. D’altronde non ci si può confrontare quotidianamente con un genio.
Il diaro di Sof’ia, che va dal 1862 fino alla sua morte, è in libreria per le edizioni Baldini & Castoldi con la prefazione del premio Nobel Doris Lessing (Sof’ja Tolstaja: i diari 1862-1919). “E’ la storia del matrimonio tra un uomo che ebbe tanti amori – la letteratura, il popolo, la scuola, la natura – e lei, Sof’ja, che aveva soltanto lui per dare un senso alla propria esistenza”. Fatti, impressioni, emozioni si fondono con le parole nelle quali prevale l’ansia di una donna che teme, motivatamente, di non essere amata. Tolstoj, infatti, travolto dalla sua crisi esistenziale, se ne distaccherà, pur non cessando mai di nutrire un sentimento. «Per il genio bisogna creare un ambiente tranquillo, allegro, comodo», scrive, «al genio bisogna dare da mangiare, bisogna lavarlo, vestirlo, bisogna trascrivere le sue opere un numero infinito di volte, bisogna amarlo, non fornire pretesti alla sua gelosia, perché sia sereno; bisogna nutrire ed educare gli innumerevoli figli che procrea, con cui però si annoia e non trova il tempo di stare, perché deve comunicare con i vari Epitteto, Socrate e Buddha e deve lui stesso tentar di diventare uno di loro».
Impotente ma non rassegnata, Sof’ja è travolta da una spirale inesorabile, fatta di noia, solitudine, gelosia e tristezza, a cui si aggiungono il fastidio e il distacco di Lev. Debole, tanto da arrivare a inscenare falsi suicidi per catturare l’attenzione, manifesta al tempo stesso con forza le sue idee e la sua opposizione: «Lev», scrive, «parla per frasi fatte», servendo così a dovere il grande e ammirato scrittore.
Scrive Doris Lessing nella prefazione: «Queste pagine di diario sono la testimonianza di una vita incredibile: quella di una donna eccezionale, sposata a uno degli uomini più straordinari della sua epoca, di fronte alle proprie passioni e difficoltà. Mentre lo leggevo, mi sentivo così coinvolta che mi sono ritrovata a sognare Sof’ja, a parlarle in prima persona, nel disperato tentativo di raggiungerla per offrire parole di conforto al suo dolore. Spero che questo memoriale delle sue battaglie sia di aiuto e ispirazione alle generazioni presenti e future.»
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