Quando l’arte sale in palcoscenico. Al Mart di Rovereto in scena “La magia del teatro nella pittura dell’Ottocento”
Da sabato 6 febbraio, al Mart di Rovereto una grande mostra indagherà il legame tra teatro e pittura nel secolo del romanticismo e dell’impressionismo. Fino al 23 maggio, in 200 opere ecco dipanarsi un percorso che va da David a Delacroix, da Füssli a Degas allestito per riscoprire la magia della scena così come l’hanno evocata grandi artisti ottocenteschi.
Curata da Guy Cogeval (presidente del Musee d’Orsay) e Beatrice Avanzi l’esposizione dal titolo “Dalla scena al dipinto. La magia del teatro nella pittura dell’Ottocento” è co-prodotta dal museo di Rovereto con la direction des Musées de Marseille e l’Art Gallery of Ontario ed il sostegno speciale del Musée d’Orsay di Parigi. Nella mostra il teatro e la scena diventano soprattutto le chiavi di un’inedita lettura del cammino della pittura verso la modernità.
Si parte dunque dai lavori tardo settecenteschi di Jacques-Louis David e di Anne-Louis Girodet, dove gesti e prospettive arrivano direttamente dal palcoscenico.
La Rivoluzione Francese si approssima e l’arte “educativa” di David cerca nella messa in scena del “Giuramento degli Orazi” la sintesi perfetta tra l’evocazione storica e la narrazione.
Tra i commediografi che hanno maggiormante colpito la fantasia degli artisti ottocenteschi, soprattutto di quelli della prima metà del secolo, c’è Shakespeare. La mostra di Rovereto spiega questo feeling attraverso alcuni capolavori. Come la monumentale “Lear caccia Cordelia“, tela realizzata tra il 1784 e 1790 dall’icona dell’estetica romantica Heinrich Füssli. Nel grande dipinto la rappresentazione della scena clou del dramma shakespiriano, è giocata sugli sguardi e sulle espressioni dei protagonisti nonchè sulla fisicità di una sensuale quanto innocente Cordelia. Scrive Ruy Cogeval nell’ introduzione al catalogo: “ Un importante nucleo di opere, qui riunite per la prima volta, illustrano straordinarie letture dei drammi shakespeariani dipinte da artisti quali Füssli, Delacroix, Chassérieau e Sargent. L’innamoramento per il grande drammaturgo inglese farà parte della sensibilità romantica, già in nuce nell’opera di Johann Heinrich Füssli, il maggior interprete dell’opera di Shakespeare in pittura. É stato, infatti, il suo genio artistico a cogliere e rendere visibile il lato “oscuro” di tragedie come Macbeth e Amleto. Da questo punto di vista l’influenza di Füssli sulla pittura successiva è stata enorme, e la mostra lo evidenzia con il monumentale dipinto Lear caccia Cordelia, che lascia per la prima volta la sede dell’Art Gallery of Ontario di Toronto. Il pittore svizzero, con la sua interpretazione visionaria dei drammi di Shakespeare, ha anticipato non soltanto il romanticismo “noir”, ma anche il simbolismo e per certi aspetti anche l’espressionismo tedesco dei primi anni del ‘900”.
E non mancano sguardi alla letteratura italiana e al melodramma, dal Paolo e Francesca (1870) di Alexandre Cabanel (1870) alla tela di Gaetano Previati nel 1887, che – dice Cogeval – “trasforma la morte dei due personaggi danteschi in uno squallido fatto di cronaca”. E ancora Francesco Hayez coi temi del grande melodramma italiano, in particolare delle opere di Giuseppe Verdi.
Il percorso prosegue con la rivoluzione realista di Honoré Daumier e Edgar Degas, per i quali la scena teatrale perde il suo ruolo predominante all’interno della rappresentazione pittorica, in favore di una complessità narrativa che si avvale di altri protagonisti. Degas, che è uno degli artisti chiave della mostra, fa entrare nei suoi dipinti l’orchestra e gli spettatori, riducendo così lo spettacolo ad un semplice pretesto decorativo. In opere come L’orchestra dell’Opéra (circa 1870), alla drammaturgia si sostituisce dunque la coreografia.
L’ultima parte della mostra approda all’alba del ‘900, quando il rapporto con la sperimentazione teatrale d’avanguardia conduce gli artisti alle soglie dell’astrazione. Nella pittura simbolista si mescolano mito e realtà e come esempi, ecco arrivare L’attore Josef Lewinsky nel ruolo di Carlos in Clavigo, (1895) di Gustav Klimt. Dipinto che va oltre la semplice rappresentazione della realtà creando uno spazio magico in cui raffigurare il personaggio. Si giungere infine alle ricerche estreme degli scenografi Adolphe Appia ed Edward Gordon Craig, grandi innovatori del teatro, che rivoluzionano l’intreccio tra pittura, architettura e scenografia. Adolphe Appia, in particolare, immagina uno spazio scenico in cui l’attore è un tutt’uno con la “scenografia spirituale”, che allude alla realtà attraverso fondali stilizzati. L’epilogo della mostra è dunque la rivelazione di quell’estrema tensione verso l’astrazione che sarà uno dei destini più innovativi e radicali della pittura europea del XX secolo. Informazioni al numero verde 800 397 760.
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