Longilineo ai limiti dell’esile e biondo; un centrocampista concreto, per nulla propenso agli show da “foca ammaestrata” (parole sue) e in più, ancora semisconosciuto in Italia: quando Paulo Roberto Falcão giunse a Roma, nell’agosto del 1980, all’aeroporto trovò ad accoglierlo solo perplessità. “Che Brasiliano è?” Si dissero i tifosi, già scottati dal gran rifuto del suo connazionale, Zico, a vestire la casacca giallorossa. Ma si ricredettero subito e qualche tempo dopo ecco affidare a Falcão due etichette che gli rimarranno apiccicate addosso per sempre: quelle di “Divino” e di “ottavo re di Roma”. Ed in effetti nella Roma del “barone” Nils Liedholm, Falcão ha regnato: con la sua maglia numero cinque nel centrocampo era il signore del bello e del cattivo tempo, il perno attorno al quale ruotava un meccanismo che incantava gli appassionati e accendeva gli animi grazie anche alla fantasia di Bruno Conti, alle incusioni di Herbert Prohaska, alla solidità dei mediani Carlo Ancelotti e Agostino Di Bartolomei. Negli anni della sua militanza (1980 – 1985) i lupi, a lungo a secco di successi rilevanti, hanno conquistato una secondo posto in Campionato, una finale di Champions (persa ai rigori con il Liverpool), una Coppa Italia e, soprattutto, lo scudetto. Il secondo scudetto della storia della Roma, nella stagione 1982 – 1983. E questa è storia.
Oggi, che dei fatti del calcio è attento osservatore per la brasiliana Globo tv, Falcão in Italia torna sempre volentieri ed è in una di queste sue incursioni nel Belpaese che riusciamo a intercettarlo: tempo due ore ed un aero lo riporterà a casa.
DT – Falcão ancora legato all’Italia, dunque, e a questo calcio?
PRF – Purtroppo non seguo le partite del Campionato italiano come mi piacerebbe, me ne manca il tempo. Ma qui ho vissuto a lungo quindi guardo all’Italia con occhi affettuosi…
DT – E guarda alla Roma in particolare
PRF – Ho vissuto a Roma momenti indimenticabili, resto sempre un tifoso giallorosso e mi auguro che la squadra continui a fare bene così come negli ultimi tempi ha dimostrato di saper fare
DT – Visto che ci porta diritti nel Campionato ci dica le squadre che le piacciono di più, Roma a parte, s’intende
PRF – Ammiro molto la grande tecnica che riesce ad esprimere il Milan, ma per la concretezza in campo il mio voto va all’Inter …e non è una questione di classifica
DT – Sembra troppo diplomatico, ci dica cosa non le piace di questo calcio italiano
PRF – E’un gioco dove si corre molto ma si pensa poco, ma questo è il difetto di tutto il calcio moderno. Ci si dimentica che la testa in campo conta più di tutto…
DT – Ed un difetto che invece è tipico del calcio italiano?
PRF - Le squadre scendono in campo sopraffatte da un’eccessiva preoccupazione per il risultato. Sia chiaro, anche io credo che l’importante sia vincere, ma in questo modo si penalizza il divertimento. Tanto più che alla fine di tutto vince sempre la squadra che gioca meglio, sui tempi lunghi di un campionato non può che essere così.
DT – Trova grandi differenze rispetto al calcio dei suoi tempi?
PRF – Non mi piace fare paragoni, non si possono cercare somiglianze tra il modo di giocare di 25 anni fa e l’attuale, troppe cose sono cambiate
DT - Quindi non ci dirà qual è il giocatore di oggi che più ricorda il Falcão del tempi d’oro
PRF – Infatti, ma non lo dico perché proprio non lo so
DT – Però magari ha individuato qualche giovane promessa che potrà essere la stella del domani
PRF – Devo deluderla, non mi viene in mente proprio nessuno. Ovviamente io tengo d’occhio soprattutto il Brasile dove però capita che giovani promettenti a 16 o 17 anni siano già acquistati dalle squadre europee, quindi è davvero difficile individuare che tra di loro volerà più alto
DT – Ed il giocatore del presente che le piace particolarmente?
PRF – Non ho dubbi: metto sullo stesso piano Kakà e Messi…e credo di essere molto obiettivo
DT – Tanto rigoroso che accanto ad una bandiera del Brasile ha messo la stella dell’Argentina, davvero notevole
PRF – E’ obiettività, solo obiettività (risata)
DT – Questo discorso ci porta diritti diritti ai prossimi Mondiali, ci dica le sue previsioni
PRF – I nomi di sempre vanno fatti, quindi nella lista dei possibili vincitori ci sono sicuramente il Brasile, l’Italia e la Germania. Ma per il Campionato vedo molto bene anche Inghilterra e Spagna, mi convincono entrambe. E poi mi aspetto qualche bella sorpresa dall’Africa, ma non per il titolo che – ripeto – vedo limitato ad un discorso tra le squadre che ho citato
DT – E la sua obiettività? Nell’elenco non ha inserito l’Argentina
PRF – L’Argentina non si è qualificata giocando bene e questo conta. Ad ogni modo per la sua storia è una squadra che merita tutto il rispetto possibile; dalla metà campo in poi è fortissima, ma ha un bel po’ di problemi in difesa
DT – Nella sua lista di possibili vincitori ci sono quattro nazionali europee, eppure nel nostro immaginario il calcio sudamericano resta sempre l’esempio per eccellenza del bel gioco. Forse buon gioco e bel gioco sono concetti che non coincidono
PRF – Il calcio sudamericano negli ultimi tempi s’è molto avvicinato a quello europeo. Emergono gli stessi difetti che ho già detto, l’ansia del risultato su tutto. Io sono per un calcio che diverta, la gente vuole andare allo stadio per vedere un bello spettacolo e vincere solo proprio non basta a divertirsi.
DT – Parliamo ancora di Mondiali, ma quelli del 1982 ed in particolare di quel suo gol che ai quarti di finale portò la Selecão sul 2 a 2 con l’Italia. Una rete che ci diede qualche dispiacere, come la ricorda?
PRF – Era un girone di ferro: Brasile, Italia, Argentina, era chiaro a tutti che chi superava quel girone avrebbe vinto il Mondiale. Quella fu una partita difficile per noi, partiti in svantaggio, recuperammo, poi finimmo di nuovo in svantaggio, un nuovo pareggio e infine il 3 a 2 di Paolo Rossi…
DT – Cosa ricorda del suo gol del 2 a 2?
PRF – Ero consapevole che poteva essere il gol che ci avrebbe portato alla qualificazione…la sua importanza, è questo quello che ricordo
DT – E dopo la prentesi mondiale, il suo ritorno a Roma per un campionato che sarebbe stato vincente. Tra i commentatori di calcio si dice che quel campionato dell’82-’83 giocato benissimo rappresentò per lei una prova di orgoglio, una sorta di rivalsa sul Mondiale. E’ vero?
PRF – No. Io ero a Roma ormai da tre anni. Nel primo anno avremmo dovuto vincere lo scudetto ma arrivammo ingiustamente secondi (lo scudetto fu poi vinto all’ultima giornata dalla Juve mentre alla Roma veniva annullato in maniera dubbia un gol che l’avrebbe portata al successo ndr); il secondo anno fu una stagione sfortunata, nelle gare più importanti la Roma aveva sempre qualcuno dei giocatori di punta in infermeria. Il terzo anno non potevamo fallire, eravamo forti, giocavamo bene e questo pubblico meraviglioso aspettava uno scudetto da 42 anni. Certo che quell’anno ci misi tutto l’orgoglio, ma perché non riuscivo a capire come mai una città importante come Roma e con un pubblico così entusiasta fosse rimasta per tanto tempo senza titolo. Andare dietro i vincitori è facile, ma tifare per una squadra che da 42 anni non vince è proprio un segno di amore. I romani quello scudetto se lo meritavano tutto.
E Paulo Roberto Falcão sale nel taxi che lo porterà in aeroporto, lasciandoci alla suggestione di un gioco del calcio fatto di divertimento, di campioni e passione. Un calcio poetico, come non è più e forse è mai stato se non nella mente di chi, ostinatamente, continua sempre ad amare questo sport. (Antonella Durazzo)
Paulo Roberto Falcao – che attualmente è commentatore per Rede Globo delle partite delle nazionali Brasiliane nonchè della principale partita domenicale del Campionato Brasiliano di calcio, opinionista per il giornale Zero Hora e commentatore radiofonico per la Radio Gaucha – ha recentissimamente pubblicato per la editrice AGE il libro “O time que nunca perdeu”, presentato a Porto Alegre in anteprima alcuni giorni fa e ieri in una località balneare del sud del Brasile. Il libro traccia, attraverso la voce e le testimonianze dei protagonisti, raccolte individualmente da Paulo Roberto Falcao che della squadra era il capitano, la storia della squadra dell’ Internacional di Porto Alegre che nel 1979 vinse il Campionato Brasiliano senza mai essere sconfitta. Questo rappresenta l’unico caso nella storia del calcio brasiliano di una squadra che abbia vinto il campionato senza perdere neppure una partita. Falcao ha scritto altri libri in passato sia in Italia che in Brasile, ove è particolamente ricordato “Historia da bola” che, pubblicato, nel 1996 fu il libro più venduto della fiera del libro di quell’anno.
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