Pettini di design e sarti innovatori: lo stile fa vetrina a Napoli
La moda? Si rinnova a Napoli come due mostre allestite in questi giorni portano all’evidenza. Una tradizione sartoriale antica quella napoletana, fatta da artigiani d’eccellenza, dal gusto del fatto a mano ed oggi anche d’innovazione. I marchi che traghettano nel futuro questo patrimonio di sapienze sono noti: Barba, Cesare Attolini, Marinella, Isaia, Kiton, Luigi Borrelli, Rubinacci, Tramontano. E sono gli stessi che, rispondendo ad un invito della Camera Nazionale della Moda Italiana, nello scorso mese di giugno hanno presentato alla settimana milanese della moda una mostra di capi – prototipo realizzati con materiali assolutamente d’avanguardia ma utilizzando la fattura che tradizione impone. Proprio ieri, al Pan (Palazzo delle arti di Napoli) è stata inaugurata la mostra “Handindustry”, traduzione in chiave “concettuale e immateriale” dell’eposizione milanese attraverso l’utilizzo di immagini, video e parole chiave.
Ai confini con della moda, l’altra interessante quanto originale mostra da visitare fino al 15 marzo. Sulla scena del Plart (museo della plastica) c’è Andrea Branzi con “Tutte le epoche vengono al pettine”, un’insolita incursione del noto architetto in un universo poco indagato dal design. Quello dei pettini.
La produzione in grandi serie e il basso costo sono legati all’uso della plastica di tipo più economico, che ha sostituito quasi del tutto i materiali naturali – il corno, l’avorio, la tartaruga, il legno, i primi polimeri semisintetici – che rendevano questi oggetti unici nelle sia pur lievi diversità dei colori e delle lavorazioni artigianali. Come testimonia la straordinaria varietà di pettini presenti nella sezione storica di questa mostra (a cura di Patrizia Ranzo) con pezzi provenienti dalla collezione di Gabriella Antonini, veri e propri oggetti d’arte realizzati, per la maggior parte, all’inizio del ventesimo secolo. Pettini decorati, istoriati, modellati nelle forme più insolite, veri e propri gioielli da mostrare all’occasione, da poggiare sulla “toletta”, o da appuntare tra i capelli.
Andrea Branzi si è cimentato con questo tema insolito e all’apparenza frivolo, disegnando dodici pettini realizzati in materiale plastico. Ne sortiscono oggetti decorativi, talismani contemporanei affollati di significati ma allo stesso tempo anche lievi e rarefatti nelle forme e nei colori. “Simboli segreti di una persona, dei suoi riti privati, di gesti più simbolici che funzionali. Omaggio alla bellezza spontanea di una donna incerta tra il pettinarsi e spettinarsi”, afferma l’architetto.
Photo courtesy:Plart
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