Henri Cartier Bresson: gli occhi del secolo moderno
Si terrà dall’11 aprile al 28 giugno al Museo d’Arte Moderna di New York “Henri Cartier-Bresson: The Modern Century”, la prima grande retrospettiva che gli Stati Uniti dedicano da oltre 30 anni ad uno dei maestri più originali e influenti della storia della fotografia. Una mostra che finirà negli annali, poiché oltre a presentare Cartier-Bresson come un acuto osservatore delle cose umane, lo propone come l’autore del più completo, più vario ed ampio reportage che un solo fotografo abbia mai prodotto del secolo modeno.
La mostra comprende 300 stampe che raccontano dei 60 anni che vanno dal 1929 al 1989 ed almeno un quinto delle quali sconosciute al pubblico, ma si concentra in particolare su i decenni più produttivi del fotografo, quelli che vanno dal 1930 al 1960 e che includono una vasta selezione di immagini originali scattate per Life, Paris Match, e per le altre prestigiose riviste con le quali collaborò. “The Modern Century” offre anche spunti per nuove riflessioni sull’arte di Cartier Bresson attingendo da una grande quantità di informazioni precedentemente inaccessibili, come le immagini della Henri Cartier-Bresson Foundation di Paris. Fondata nel 2002, due anni prima della morte del fotografo all’età di 95 anni, la Fondazione ha prestato 220 stampe al MoMa per la mostra allestita da Peter Galassi, capo curatore del dipartimento
di Fotografia del museo nwyorchese.
Cartier-Bresson, talento perturbante nel cogliere immagini eterne dal flusso ininterrotto delle esperienze umane, a lungo è stato identificato con il titolo del suo libro “Il momento decisivo” (1952), opera che ha fatto di lui una figura di primo piano sia nel modernismo sperimentale della fotografia degli anni ‘30 sia del fotogiornalismo del dopoguerra. Entrambi queste direttrici principali sono affrontate nelle 12 sezioni del percorso espositivo che parte proprio dai primi anni 1930. Da un Cartier Bresson ribelle surrealista che utilizzava la rapidità e la mobilità della macchina fotografica Leica palmare per inventare nuove magie creative. La seconda sezione, si dipana invece sulle conseguenze della seconda guerra mondiale, guarda a quelle trasformazioni politiche e sociali che indurranno Cartier-Bresson a intraprendere la lunga carriera di fotogiornalista.
I rimanenti dieci capitoli della mostra hanno invece uno sviluppo tematico piuttosto che cronologico. Si attraversano le amorevoli evocazioni del fotografo dei vecchi modelli di vita in Oriente, in Occidente e nella sua nativa Francia. Altre sezioni narrano degli Stati Uniti, dell’Unione Sovietica e poi le foto da leggere come veri e propi saggi sulla Cina del “Grande Balzo in Avanti“. Una selezione di 34 ritratti rivela inoltre Cartier-Bresson come uno dei grandi ritrattisti del ventesimo secolo. La mostra si conclude con sezioni dedicate a incontri e riunioni di tutti i generi nel vivace teatro della strada, e ancora scatti che immortalano il progredire spesso sgradevole della meccanizzazione, dell’industria, del commercio, del consumismo in tutto il mondo.
E dopo si potrà capire profondamente perché Henri Cartier Bresson è l’incarnazione stessa della fotografia, simbolo stesso di quell’arte che guarda alla realtà con l’unico filtro possibile: l’umanità.

Henri Cartier-Bresson: New York City. 1946 (Fondation Henri Cartier-Bresson, Paris © Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos)

Henri Cartier-Bresson: World's Fair, Brussels, Belgium. 1958 (Fondation Henri Cartier-Bresson, Paris © Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos)
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