Acqua sotto i ponti ne è passata tanta dalle edizioni canore anni Sessanta. Oggi Sanremo, per quanto un po’ ipod e un po’ new juke box, è comunque una vetrina che esporta il made in Italy, non certo quello tecnologico o di design. Canzonette, sì, ma Dio sa quanto ce n’è bisogno per un tuttomusica che vada fuori dall’ordinario. Certo stonano fortemente quei fiori recisi (dunque moribondi) ed il lusso delle scenografie, quegli abiti, quel pubblico a volte nauseabondo con gli operai che trascorrono le giornate e le nottate sui tetti a difendere il posto di lavoro che non c’è più. Stona e fa arrabbiare. Ma forse anche quest’evento serve da un lato a giustificare la spesa del canone e dall’altro per la sua valenza medicamentosa sulla mente di chi deve sbarcare il lunario. Lo distrae per qualche ora, per qualche giorno. Non è poco.
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