“Storie italiane”, le memorie dell’Archivio dei diari in libreria

In libreria da qualche giorno i tre volumi della nuovissa collana “Storie italiane” che l’editore Il Mulino di Bologna dedica ai racconti dell’Archivio dei diari [...]

In libreria da qualche giorno i tre volumi della nuovissa collana “Storie italiane” che l’editore Il Mulino di Bologna dedica ai racconti dell’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano. Nei tre volumi si ripercorrono semplicemente alcune storie dell’Italia attraverso i diari e le memorie conservati nell’Archivio.

In bicicletta. Memorie sull’Italia a due ruote” è il libro curato da Stefano Pivato, Loretta Veri e Natalia Cangi sui sogni e le spavalderie di chi si inerpica nella vita pedalando col vento in faccia. Ma ci sono anche la paura e il senso del dovere della staffetta partigiana che pedala per la libertà d’Italia. I brani di diari raccolti in questo volume parlano di un mezzo di locomozione che ha rivoluzionato i costumi del paese. Bicicletta sovversiva, giudicata inadatta a donne e sacerdoti in quanto “macchina infernale”, pericolosa incarnazione della modernità. Bicicletta dapprima aristocratica, mezzo costoso e inadatto alle disponibilità economiche dei più. Poi, col Novecento, bicicletta democratica, mezzo di trasporto di impiegati e di operai, uomini della strada che non faticano a identificarsi negli eroi di quel Giro d’Italia che inizia a entusiasmare gli animi.

Più della fame e più dei bombardamenti” è invece il diario di Corrado Di Pompeo, scritto tra il 1943 e il 1944 nei lunghi mesi dell’occupazione di Roma.

La cruda realtà di anni più recenti nel terzo libro della collana: “Colpo alla nuca. Memorie di una vittima del terrorismo” di Sergio Lenci. “Venerdì 2 maggio 1980: siamo nel pieno degli anni di piombo e quattro terroristi di Prima Linea irrompono nello studio di Sergio Lenci, brillante architetto romano che si è occupato anche di edilizia carceraria. Gli mettono un cerotto sulla bocca, lo trascinano in bagno, lo spingono sul pavimento tra il water e il lavandino e gli sparano un colpo mortale: una pallottola sola, calibro nove, dritta alla nuca. Ma Lenci miracolosamente sopravvive, con la pallottola per sempre conficcata nella testa e con un grande desiderio: capire il perchè del terrorismo e il senso, se esiste, della violenza quale forma di lotta. Le sue memorie registrano il tormento di chi dapprima si chiede “perche’ io?”, poi soltanto “perche’?”. Ma il terrorismo non dà risposte. Neppure gli incontri in carcere con Giulia Borelli, unica donna del commando, offriranno una giustificazione plausibile al calvario fisico e morale che Lenci è stato condannato a vivere. Il memoriale di Sergio Lenci ha vinto il Premio Pieve nel 1987″.

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