Arte First Bologna. Italiani alla riscossa?

Una giostra, un mercato, una vetrina per i soliti noti – che non sono necessariamente gli artisti -  o l’occasione per provare a capire che aria tira nel mondo dell’arte contemporanea. Arte First, arte fiera, al via a Bologna venerdì prossimo, è tutto questo ma non solo.

Non foss’altro perché si tratta della più importante rassegna commerciale del contemporaneo che si svolge sotto l’italico cielo e che in virtù di una storia lunga ormai 34 anni ha la capacità di richiamare nei tre padiglioni allestiti in piazza della Costituzione: 200 gallerie (anche dall’estero), svariate case editrici, migliaia di artisti e molti nomi di prestigio. Con questi numeri, il buono non lo trova solo chi non vuole trovarlo. E non è questione di costi, poiché nelle 24 gallerie emergenti, i prezzi partono da 500 euro, e nel caso di dubbi, ci si può sempre affidare all’esperto che nei tre giorni tiene visite guidate con tanto di suggerimenti per la spesa.

Una pirma, giovedì, riservata ai vip, poi Arte First diventa del pubblico: dei semplici appassionati e dei possibili acquirenti. Complessivamente – e se le cifre dell’anno scorso reggono – ci si attendono 50mila visitatori e ancora di più se s’includono la notte bianca di sabato, con gallerie, locali e musei aperti per gran parte della notte ed animati da numerosi eventi. Già, perché gli appuntamenti collaterali non mancano, ne abbiamo accennato in un precedente articolo (clicca qui), riservandoci di tornarvi in maniera più approfondita, soprattutto sul Future Film Festival, che si svolge in contemporanea.

Ma nonostante gli eventi, i convegni, gli incontri, le feste Arte First resta una fiera, una delle più importanti a livello globale; dunque è il termometro ideale per misurare le tendenze di un mercato che – a sentire gli esperti – avrebbe ormai superato i momenti più difficili. Si tenta il recupero, magari partendo da nomi consolidati, quelli sui quali il fattore rischio è minimo. Si parte dai maestri del primo del ‘900 (Balla, Morandi, Carrà), si attraversa la metà del secolo e si va oltre. La Fiera  percorre tutti i generi: pittura, installazioni, scultura, fotografia, video e poi – chi può – si pone la domanda di sempre. Investire nell’artista di grido o no?

Sembra proprio che gli artisti modalioli siano stati i più penalizzati dalla crisi, portati dalle difficoltà finanziarie globali a dimensioni “più umane” (Damien Hirst e Jeff Koons su tutti). Di contro, puntare sugli artisti italiani potrebbe esser una scelta vincente. Riprendiamo da La Repubblica di giovedì 21 gennaio: “Io non so come si possa pagare un milione di sterline una fotografia di Gursky quando i Numeri innamorati di Balla costano un milione e duecentomila euro – dice Massimo De Carlo, presidente dell’associazione nazionale galelrie d’arte moderna e contemporanea – I nostri artisti sono penalizzati dalla legge che impedisce la libera esportazione delle opere che hanno più di 50 anni. E nonostante questo crescono. Sono una sicurezza”. Penone, Kounellis, Paolini e Pistoletto, ecco alcuni nomi destinati a riapprezzarsi, a detta della direttrice della Fiera, Silvia Evangelisti (citiamo lo stesso articolo di cui sopra).  Insomma, il made in Italy alla lunga paga.

Tirelli (Photo courtesy Ronchini)

Tirelli (Photo courtesy Ronchini)

Pistoletto (Photo courtesy Galleria Continua)

Munari (Photo courtesy Galleria Valente)

Rotella (Photo courtesy Abj Basaglia)

© Riproduzione riservata

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1 commento per “Arte First Bologna. Italiani alla riscossa?”

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