1977: Il Festival trasloca all’Ariston e diventa a colori
Il Festival n° 27 emigrò all’Ariston, teatro che in realtà era stato inaugurato nel 1963. Come scrive Gian Piero Moretti: già nel ’51, dopo la nascita del Festival della canzone, si era capito che il Teatro dell’Opera del Casinò non avrebbe potuto ospitare la manifestazione e che il Salone delle Feste -poco spazioso e scarsamente adattabile a determinati allestimenti- alla distanza avrebbe ceduto alla pressione del pubblico, degli addetti ai lavori, dei giornalisti. Il Teatro Ariston poteva essere la risposta. Ma si dovranno attendere 27 edizioni. Soltanto nel 1977 il sipario del Festival si aprirà nella nuova sede. E’ il 3 marzo, il Festival esce da una crisi profonda: la tv limita la diretta alla sola finalissima, i cantanti lo snobbano, l’interesse per la canzonetta sembra in caduta verticale. Più volte ha sfiorato il livello di guardia. Vincono gli Homo Sapiens con Bella da morire. E’ l’inizio di una lenta ripresa che continuerà inarrestabile.
In effetti la nuova sede del Festival presentava tutte le caratteristiche adatte a una grande manifestazione qual era Sanremo: la sala era lunga 40 metri e larga 22, con la possibilità di ospitare 1800 spettatori; il palcoscenico era profondo 15 metri alla ribalta e 24 metri di larghezza, per un totale di 450 metri quadrati. Oltre alla nuova sede, il 1977 riservò la novità della formula: le dodici canzoni erano automaticamente ammesse alla finale. Nuova anche la votazione: i dodici cantanti si sfidavano a due a due e avevano la possibilità di salire sul palco proponendo uno show personale di 15 minuti. “L’inossidabile” patron Salvetti aveva puntato sui giovani e sui gruppi musicali, che in quel periodo parevano rispondere meglio ai gusti del momento, ma senza i big e i cantautori (che nella metà degli anni ’70 si stavano imponendo) non era facile raggiungere il grande pubblico. Il giornale “Tv Sorrisi e Canzoni” aveva ben inquadrato quell’edizione: Sanremo perde il complesso dei complessi. Nel passato non era infatti mai successo che un gruppo, o meglio: un complesso, avesse sfondato a Sanremo.
Gli Homo Sapiens furono il primo gruppo a vincere il Festival. Scrive Cenzino Mussa: vengono da Firenze, si chiamano Marzio Mazzanti, Maurizio Pellegrini, Claudio Lumetta e Maurizio Nuti. Sono quattro giovanotti lungo criniti scoperti da Herbert Pagani. Cantano Bella da morire, un brano del filone sexy (Per te che sei bella da morire -ragazzina tu- sul tuo seno da rubare- io non gioco più) che va in classifica e supera il mezzo milione di copie. In tv, l’ultima sera, un intervento censorio elimina il balletto a seno nudo di tre mascottes degli Homo Sapiens che gli ascoltatori della radio, ovviamente, non avevano potuto apprezzare, ma era piaciuto molto al pubblico in sala. Il gruppo si scioglie nel 1980.
Al secondo posto, un altro gruppo, Collage, con Tu mi rubi l’anima; terzi Santo California con Monica.
Debuttanti di quell’anno: Collage, Daniela Davoli, Il Giardino dei Semplici, Homo Sapiens, Matia Bazar, Umberto Napolitano, Santo California. Veterani: Albatros, Leano Morelli, Donatella Rettore, Santino Rocchetti, La Strana Società. Fu in particolare Donatella Rettore a farsi notare per la sua canzone (Oh! Carmela) e per la stravaganza sul palco, dove si presentò in calzamaglia. I Matia Bazar con Ma perché! riscossero un successo di vendite.
A presentare la manifestazione ancora una volta venne chiamato il grande Mike Bongiorno. Per pochi fortunati telespettatori (solamente il 4% possedeva un televisore adeguato) quello fu il primo Festival a colori. La Rai, grazie alla sua posizione allora dominante, impose per contratto l’allontanamento di radio e tv private dal Teatro Ariston, nel timore di perdere audience. Nel 1977 le radio italiane erano 1800: un segnale del cambiamento dei tempi e dei gusti musicali. Nel 1975 era nata “Radio Milano International”, la prima antenna privata o “libera”, per dirla con l’Eugenio Finardi di Musica ribelle, e da quel momento fu tutto un proliferare di emittenze. Scrive Maria Laura Rodotà: E davvero, nei primi anni, nelle radio libere c’era di tutto. Dialoghi surreali di ore, dediche, dibattiti, perfino buona musica.
Già: la musica. Non c’era solamente Sanremo a imporre i gusti; era soprattutto dall’estero che nella metà degli anni ’70 si facevano sentire note diverse: quelle dei Queen, Yes, Genesis (orfani nel ’75 del grande Peter Gabriel), Gentle Giant; e poi i Sex Pistols e i Clash. Annota Gabriele Ferraris: Nel marzo 1977 i Sex Pistols firmano un contratto con la A&M proprio davanti a Buckingham Palace, e l’Inghilterra si scopre affetta dal morbo punk. Il ’77 è proprio il nuovo punto di rottura; e ci voleva, perché la musica era diventata insopportabile, tra barocchismi deliranti del rock sinfonico e l’impero della disco.
In Italia le novità erano rappresentate dalle radio libere che trasmettevano soprattutto i cantautori: innanzitutto l’onnipresente Battisti, Venditti (Lilly del ’76), Guccini (Via Paolo Fabbri 43 del ’76), De Gregori (Rimmel del ’75); e quindi: Vecchioni, Bennato, Pino Daniele, Branduardi. E poi: Baglioni ( E tu del ’74), Cocciante (Bella senz’anima del ’74), Umberto Tozzi ( Ti amo fu il grande tormentone del ’77).
Il 1976 e 1977 sono ricordati come “gli anni di piombo” per la violenza brutale che si abbatté sul nostro Paese. Fu quella una vera tragedia nazionale. Nella strade delle città si “gambizzava”, si sequestrava e si uccideva. Scontri ‘politici’ si facevano sempre più aspri e il terrorismo di destra e di sinistra rendeva invivibile la quotidianità. Il 2 giugno anche il giornalista Indro Montanelli fu gravemente ferito alle gambe; il 16 novembre, Carlo Casalegno, vicedirettore de “La Stampa”, venne colpito dalle Brigate Rosse. In Italia, dal primo gennaio, stop a Carosello, trasmesso per la prima volta il 3 febbraio 1957: generazioni di bimbi erano cresciuti con il mito delle mini serie pubblicitarie che precedevano i programmi della serata. Dopo Carosello a letto! era entrato nei comandamenti educativi delle famiglie. A gennaio, scomparsa dello scrittore Achille Campanile. In Tv, per la prima volta in Italia, ecco “Happy Days” una “sitcom” leggendaria che di lì a poco avrebbe incollato davanti al video i giovanotti nostrani, estasiati dalle gesta di Fonzie (interpretato da Henry Winkler).
In un tragico scherzo moriva il centrocampista della Lazio Luciano Re Cecconi: entrato a volto coperto nella gioielleria di un amico veniva colpito da un colpo di postola. A febbraio, a Roma, veniva arrestato Renato Vallanzasca. Marzo: la crisi petrolifera continua a farsi sentire. Italia senza benzina per dieci giorni di sciopero degli autotrasportatori. Benzina alle stelle al mercato nero: fino a duemila lire al litro. Aprile: burrascoso ritorno in Tv di Dario Fo e Franca Rame dopo 15 anni. La loro opera Mistero buffo suscitò scandalo e denunce per vilipendio alla religione. Il 3 giugno moriva il regista Roberto Rossellini. Mentre nel Paese scoppiava il boom della Tv a colori, il settimanale tedesco “Der Spiegel” in copertina presentava un piatto di spaghetti condito con una pistola: era l’Italia vista da fuori come terra della mafia e del terrorismo; un chiaro invito a boicottare le vacanze nel “Bel Paese”. Lutto nel mondo della canzone: il 16 agosto moriva a 42 anni il grande Elvis Presley. A Parigi, il 16 settembre ’77, scompariva la cantante lirica Maria Callas e, a dicembre, in Svizzera, il geniale Chaplin. Tra tante annotazioni negative, ecco un segnale incoraggiante: il presidente egiziano Sadat si recava in Israele per mettere fine a una interminabile guerra tra i due Paesi.
Nel calcio, il 18 maggio la Juventus vinse la coppa Uefa contro l’Atletico Bilbao; quattro giorni dopo si aggiudicò il 17° scudetto; al secondo posto, a un punto, il Torino. Da registrare il cambio di allenatore per la Nazionale: da Fulvio Bernardini a Enzo Bearzot. Nel ciclismo, il belga Michel Pollentier maglia rosa al Giro davanti a Moser e Baronchelli. A settembre, Francesco Moser divenne iridato su strada a San Cristobal in Venezuela. Terzo Franco Bitossi. Nel tennis, a luglio, Bjorn Borg si impose per la seconda volta consecutiva a Wimbledon (edizione n°100).
© Riproduzione riservata


