Ernesto Neto, uno degli artisti più influenti nel Brasile di oggi espone al Moma di New York. Da venerdì 22 gennaio al 26 aprile, il Museo d’Arte Moderna presenta: Navedenga, un’installazione del 1998 acquisita nel 2007 e per la prima volta in mostra.
Dalla fine del 1990, Neto si è prodotto nella creazione di ambienti avvolgenti usando tessuti stretch traslucidi. Navedenga è un esempio importante ed anticipatorio di questa svolta. Si tratta di una grande scultura in scala costruita con tessuti lycra, polistirolo e sabbia con incorporati chiodi di garofano aromatico. Con la sua superficie morbida e sensuale, rotonda ma tesa sui contorni, Navedenga evoca il corpo umano; è infatti flessibile e sensibile al tatto, proprio come la pelle umana. I visitatori sono invitati ad entrare cavità della scultura e lasciare che tutti i sensi ne restino coinvolti.
Sia la forma, sia il titolo
di Navedenga -un neologismo creato dall’artista che ricorda la navata parola portoghese, o “nave” - suggeriscono l’idea di un veicolo spaziale fantastico e di un ventre protettivo. L’opera fa parte di una serie di “naves” di Neto, che alludono ai viaggi sia interiori sia espansivi, sia declinati al maschile, sia al femminile che comprendono una profusione di opposizioni simbiotiche.
Con questa serie si avverte il grande cambiamento avvenuto all’interno dell’opera di Neto. Mentre i suoi primi lavori si adattavano perfettamente entro i confini tradizionali della scultura, questi quasi-corpi architettonici fondono le idee della scultura e dell’ambiente. Neto cita artisti brasiliani di una generazione precedente la sua, come Lygia Clark e Hélio Oiticica per avergli ispirato la riformulazione del ruolo dello spettatore. Spettatori delle opere di Neto non sono spettatori passivi, ma piuttosto partecipano attivamente ai lavori d’arte ed ai fattori su cui significato l’opera riposa.
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