Mostre: La Dolce Vita è al Museo del Cinema di Torino
C’è l’istantanea di una società che s’è lasciata alle spalle le fatiche del dopoguerra, la radiografia di un mondo in bianco e nero ancora in espansione ma che pure comincia a mostrare le prime crepe, quelle inquietudini che anni dopo daranno luogo a un tempo ben più tragico. Sembra solo una mostra fotografica, ma si legge come un trattato di storia contemporanea la mostra “Gli anni della Dolce Vita. Fotografie di Marcello Geppetti e Arturo Zavattini”, in allestimento al Museo Nazionale del Cinema di Torino fino al 21 marzo.
Curata da Alberto Barbera per il Museo Nazionale del Cinema e da Massimiliano Di Liberto
per Solares Fondazione per le Arti e realizzata per omaggiare i 50 anni del del capolavoro di Federico Fellini, la mostra della Mole Antonelliana propone oltre 160 immagini di grande formato ricostruendo il clima degli anni che servirono di ispirazione al regista riminese. Autore delle foto è Marcello Geppetti, uno dei tanti “paparazzi” che rubavano scatti (i suoi pubblicati soprattutto su riviste e gionali stranieri) delle star e delle starlette provenienti da Hollywood e “dintorni” che affolavano quotidianamente strade e locali romani. Alle oltre 140 istantanee di Geppetti, si contrappongono le 28 fotografie, scattate nei momenti di pausa del set della “Dolce Vita” di Fellini, dall’operatore Arturo Zavattini, figlio del grande Cesare e operatore alla macchina del film, quasi del tutto inedite perché gelosamente conservate sino ad oggi dal suo autore nel proprio archivio privato.
Brigitte Bardot sdaiata ai bordi di una piscina, le liti coi paparazzi, i Beatles che sbarcano a Roma, e poi Robert Kennedy a spasso per la città, Audrey Hepburn spledida ed elegante, Kirk Douglas che cena a Trastevere e Sophia Loren nel pieno del suo splendore e poi le strade romane, invase da luci e da una folla che mescola alle celebrità i sogni della gente comune che si ritrovava il cinema in casa.
“L’epoca della Dolce Vita cambiò non solo la rappresentazione dell’Italia all’estero, ma fu anche uno dei motivi di orgoglio, di coscienza collettiva nazionale: attraverso lo sguardo di ammirazione del mondo ci riscoprimmo attraenti, con la nostra storia, i nostri monumenti, la nostra cultura , la nostra capitale così intrisa di passato e modernità al tempo stesso. Attraverso le immagini di Zavattini e Geppetti riviviamo per un attimo quel momento”, afferma Stefano Caselli, presidente di Solares Fondazione delle Arti.
Il curatore e direttore del Museo Alberto Barbera, così spiega i motivi che hanno portato alla realizzazione della mostra: “Quella della Dolce vita è una storia che è stata scritta e riscritta un infinità di volte. E allora, come annota il compianto Tullio Kezich in uno dei suoi ultimi scritti – come ricordare (il film) con qualcosa che non sia già stato detto, visto e stampato – . Noi ci proviamo, perché a 50 anni dalla prima, tenutasi a Milano il 5 febbraio 1960 – non senza contestazioni, anche violente – di quel film non ci si può proprio dimenticare. E non soltanto perché è uno dei film più giustamente celebrati del suo autore, ma perché è uno dei pochi lavori per il cinema che siano assurti a metafora di un momento storico determinato, cartina di tornasole di una condizione etica prima ancora che epocale, rappresentazione insuperata dell’Italia e degli italiani alla vigilia del grande boom, del quale seppe non solo pronosticare l’avvento ma la fine stessa, inscritta nel dna di una società malata, in quanto priva di anticorpi e moralmente fragile”.
Sul set della Dolce Vita (Arturo Zavattini)
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