Domani alle 10, a Napoli, al Maschio Angioino, nell’Antisala dei Baroni, dopo 150 anni dalla fine del Regno delle Due Sicilie, si ricostituisce il “Parlamento delle Due Sicilie”. Cento meridionali, provenienti dalle antiche province duosiciliane e dagli antichi Sedili Napoletani, con tanto di insegne e simboli (acqua e terra) delle antiche province (dalla Sicilia a Terra di Lavoro) daranno vita a un’iniziativa culturale nell’attuale dibattito sul Sud e sui suoi numerosi problemi ancora senza risposte.
Nelle parole dei meridionalisti s’alza chiaro il montito: “Oltre i partiti e oltre la partitocrazia, senza contrapposizioni “leghistiche” e senza intenzioni secessionistiche, imprenditori, professionisti, artigiani, artisti e numerosi giovani, uniti dal profondo affetto per la loro terra e con l’obiettivo di formare classi dirigenti finalmente e veramente nuove, riuniti in commissioni di lavoro o “ministeri”. Ma quali compiti potrà mai assolvere questo parlamento che nasce da pochi e probabilmente per pochi? Risposta univoca: “Il parlamento, nel rispetto delle leggi della Repubblica Italiana, degli enti locali e sovranazionali, avrà il compito di sollecitare e stimolare il dibattito sui temi della questione meridionale troppo spesso dimenticati. Utilizzerà, a tale scopo, gli strumenti legislativi italiani vigenti quali, ad esempio, l’articolo 50 della Costituzione Italiana che consente ai cittadini di promuovere petizioni da inviare alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità. Il parlamento, poi, comunicherà suggerimenti, proposte o denunce ai ministeri del governo italiano, agli organi preposti presso il Parlamento Europeo o ai competenti assessorati locali.
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