Forlì: in mostra tre secoli di fiori nell’arte
Capita che dietro un cesto fiorito possano nascondersi storie intriganti, talenti eccezionali e idee modernissime, anche se concepite secoli fa. La mostra “Fiori. Natura e Simbolo dal Seicento a Van Gogh”, in allestimento dal 24 gennaio al 20 giugno, ai musei del San Domenico di Forlì è proprio ciò che intende dimostrare, e lo fa attraverso un percorso che copre 300 anni di storia dell’arte. Tre secoli, nei quali i fiori sono entrati a vario titolo, e spesso da protagonisti, nelle tele dei più grandi maestri del colore assumendo talvolta la stessa dignità della figura umana. Possono i fiori allora essere considerati solo elementi decorativi, o c’è altro da leggere dietro quelle variopinte pennellate?
Curata da una “squadra” d’eccezione, formata d
a Antonio Paolucci, Daniele Benati, Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti, la mostra prende come punto di partenza il quadro più celebre conservato nella cittadina romagnola, “La fiasca fiorita”, un capolavoro del ‘600 custodito proprio nei musei del San Domenico e considerato tra le più belle natura morte di tutti i tempi. Attorno all’opera, i curatori hanno elaborato un progetto espositivo che con approccio insolito racconta la storia della pittura di fiori: si parte dal naturalismo caravaggesco si arriva all’affermazione della modernità conVan Gogh e il simbolismo. In breve: si comincia dalla fine del ‘500 si giunge alle soglie del ‘900.
L’origine della “fiasca” è tuttavia mistero fitto. Il suo autore non è stato mai identificato, e nonostante negli anni gli esperti abbiano avanzato molti nomi, oggi quelli che appaiono più vicini alla realtà restano Caravaggio e Cagnacci. Ad ogni modo una cosa è certa: non si tratta di un quadro eseguito da uno specialista, cioè da un pittore che riproduceva solo fiori (uno dei cosiddetti fioristi) ma dell’opera di un grande maestro, di un artista prestigioso,
dedito alla rappresentazione della figura umana. L’intensità e l’originalità estetica del dipinto risulta infatti di gran lunga superiore alla convenzionalità che caratterizza la pittura dei “fioristi”.
I capolavori di Caravaggio, Cagnacci, Gentileschi, Dolci e di altri grandi pittori di storia che solo eccezionalmente dipinto quadri di fiori, ma anche lo straordinario caso di Rembrandt nello strepitoso ritratto della moglie come Flora, aiuteranno ad avvicinarsi al mistero racchiuso nella straordinaria bellezza, della “Fiasca fiorita”.
Superati così il ‘600 ed il ‘700 , secolo nel quale il tema sembra scomparire, la mostra approda nell’800, quando la pittura a fiori ritorna prepotentemente alla ribalta. Mentre gli specialisti riducono la pittura di fiori a una produzione altamente specifica, ma inevitabilmente commerciale, sono proprio i protagonisti dei grandi movimenti della pittura moderna: Romanticismo, Realismo, Impressionismo, Simbolismo, a reinventare il genere dandogli un nuovo significato.
Appiani, Runge, Hayez, Delacroix e Courbet, Bazille e Fantin-Latour, Manet e Monet, Cézanne e Renoir, De Nittis, Boldini e Zandomeneghi, Böcklin e Klimt, Van Gogh e Previati sono rappresentati con quadri di fiori o di figure caratterizzati spesso proprio dalla ripresa di motivi seicenteschi, ma ispirati soprattutto dalla volontà, tutta moderna, di scardinare la gerarchia dei generi, sostituendo ai valori del contenuto quelli della forma, unendo a nuove valenze simboliche (come accade anche in letteratura, se solo pensiamo ai Fleurs du Mal di Baudelaire) la magia della pura visione dell’occhio dell’artista che registra le impressioni della natura e crea una nuova realtà superiore, quella dell’arte.
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