S’inaugura oggi un allestimento tutto nuovo alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, a Firenze. Seguendo una logica che porta a far ruotare la ricca collezione di abiti e accessori, arriva un percorso tematico che si dipana sul filo delle analogie e delle dissonanze che caratterizzano la moda dal XVIII secolo ad oggi.
Accantonato l’ordine cronologico, gli abiti e gli accessori sono accostati per affinità di forma oppure per contrapposizione, in maniera tale che attraversando le sale della Galleria si può assistere alla definizione di una foggia e al suo contrario. “Leggendo” le mutazioni dello stile, tuttavia, si comprende molto di più del semplice mutare dei gusti. Si guarda da una prospettiva insolita ad un’epoca ed ai suoi umori. Ad esempio, si nota come le forme espanse, che richiedono grandi quantità di tessuti e decori pregiati, si manifestino in periodi di stabilità e progresso sociale e ciò capita anche nelle loro riapparizioni più recenti, come le ampie gonne sostenute da sottostrutture che si ritrovano, oltre che nel Settecento e alla metà dell’Ottocento, negli anni Cinquanta del Novecento, a testimoniare la volontà di ripresa economica dopo la seconda guerra mondiale.
L’impronta più immediata del percorso espositivo è la scoperta delle affinità fra esemplari di epoche diverse, dovute a revival di gusti e stili del passato, oppure creati in circostanze storico-sociali analoghe che hanno portato alla scelta di determinati modelli, spesso appartenenti ad un passato ancora più remoto. S’incontra, ad esempio, un complesso e articolato abito di Ferrè che fronteggia un’andrienne del XVIII secolo, come pure un secondo Ferrè, molto più lineare, che viene posto a confronto con un abito stile Impero.
In virtù della linea fluida modellata dal plissè, capi anni Cinquanta e Settanta del Novecento vengono invece accostati a due statuari Fortuny. E sono gli abiti che, da sempre, plasmano l’immagine della donna. Ecco un altro messaggio che giunge dalla Galleria fiorentina dove l’esposizione pone in evidenza come i diversi tagli dell’abito femminile sottopongano l’immagine del corpo a continue metamorfosi, alterandone le dimensioni, espandendo artificiosamente una parte della figura come i fianchi, la vita e le spalle, o al contrario, lasciando scivolare le vesti fluide lungo il corpo, oppure infine, esaltandone le forme naturali attraverso l’aderenza dei tessuti.
E se da un lato pellicce e piume raccontano di come questi accessori abbiano contribuito alla “costruzione” della donna più “fatale” e seduttiva; in un’altra sala si ricorda come tante volte fonte di ispirazione sia stato l’abbigliamento maschile, divenuto più monotono nel corso dell’Ottocento, ma pur sempre autorevole, dal cui completo in tre pezzi nasce il tailleur femminile elegante e sportivo.
La mostra, infine, mira ad estendere l’alternanza di analogie e dissonanze anche al rapporto fra i capi di abbigliamento e l’arredo artistico, nello specifico i dipinti, concessi in prestito dalla Galleria d’arte moderna.
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