Tropicana: 70 anni di sogni, artisti e “brutti ceffi”

E’ il 30 dicembre del 1939, mentre in Europa la Seconda guerra mondiale vive in suoi primi, tragici, mesi, all’Avana apre le porte il Tropicana,  [...]

E’ il 30 dicembre del 1939, mentre in Europa la Seconda guerra mondiale vive in suoi primi, tragici, mesi, all’Avana apre le porte il Tropicana,  un tempio del divertimento che ha lo stesso nome di una canzone di Alfredo Brito, destinato ad entrare nella storia e nell’immaginario collettivo.  Nella Cuba dei gangster e del gioco d’azzardo, delle notti innaffiate dal rhum e delle donne fatali il locale offre una cornice ininterrotta di spettacoli e suoni, di paillettes, di balli e di voci sensuali.

I musical s’inseguono, ad essi negli anni si affiancano roulettes e tappeti verdi, ma la vocazione musicale rimane inalterata. Dalla pesserelle del Tropicana passerà un lungo elenco di nomi: Nat King Cole, Carmen Miranda, Celia Cruz, Benny More e molti altri. Poi arriva Fidel Castro, il casinò sgombera, ma il cabaret  sopravve, oggi vi lavorano circa 300 ballerini ed è visitato ogni anno da centinaia di migliaia di persone. Turisti che vi cercano le tracce della Cuba immaginata, l’isola di Hemingway, che al Tropicana aveva un tavolo riservato in permanenza .

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