Il portafortuna cino-partenopeo. Piccola storia globale

E’ tutto vero, ci sono le prove fotografiche a supporto. il fatto è avvenuto in Italia, in una piccola città del Nord Ovest, il dove [...]

E’ tutto vero, ci sono le prove fotografiche a supporto. il fatto è avvenuto in Italia, in una piccola città del Nord Ovest, il dove non è importante perché la cosa si sarebbe potuta ripetere ovunque. E magari s’è ripetuta. Un negozio di cineserie, uno dei soliti, con mille e uno prodotti ad un euro (anzi a un eulo) o poco più. A gestirlo è una simpatica famiglia in arrivo dalle parti di Shanghai, con due figli ventenni perfettamente occidentalizzati e due genitori che pur essendo in grado di comprendere la lingua italiana, faticano terribilemente ad esprimersi.

Il più delle volte conversano coi sorrisi e questo ai clienti – poco avvezzi a certe cortesie da bottega – va più che bene. Ed arriva il Natale, tra le palline ed abeti di ogni dimensione, le statuine da presepe in resina doc, i fili luminosi e i vasetti di porporina tutti rigorosamente made in PRC, la famiglia non manca mai di progere ai più affezioanti un piccolo dono. L’anno scorso un terribile calendario in bambù, quest’anno uno strano pendaglio in vera plastica. Circoscritto in un cuore un ideogramma fa mostra di sé e, appena sotto, un grappolo di corni rossi – sì avete capito rossi, i vecchi e cari cornetti rossi della più verace tradizione napoletana -. A chiudere il tutto un fiocco dello stesso colore. Si presuppone che l’orribile accozzaglia debba essere appesa da qualche parte in casa, ma per cosa? Il cliente omaggiato con tanta grazia prova a chiedere delucidazioni alla gentile signora dei dintorni di Shanghai?

“Scusi, ma cos’è?”

“Poltafoltuna cinese “ (e non è un luogo comune, ma alla signora la erre proprio non riesce e neppure conosce l’uso dell’articolo).

Ma questi qui sotto no… – insiste il cliente - questi sono corni italiani

Possibile, … qui poltafoltuna cinese, qui no” replica la signora.

Ed il cliente – che vorrebbe tanto conoscere il significato dell’ideogramma ma rinuncia per ovvi motivi d’incomunicabilità – lascia il negozio convinto che con un poltafoltuna (oramai ha perso anche lui la erre) così internazionale il 2010 sarà certo migliore. Arriva a casa e attacca l’aggeggio al muro, ma in un luogo nascosto, lontano dalla vista di eventuali ospiti.

Se volete chimatele contaminazioni, se siano un bene o un male stabilitelo voi. (AD)

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