Un simbolo di ottimismo, oppure di presunzione, un dito di acciaio e cemento puntato verso il cielo, come un guglia gotica di dimensioni decuplicate; oppure no, un elemento fallico (ma per qualcuno ha solo la forma di un ago ipodermico) che racconta di come quella spinta ascensionale non sia una tensione verso l’infinito ma piuttosto l’ennesima glorificazione del potere, della grandiosità pacchiana che seduce e che dice “nulla è impossibile”, soprattutto a Dubai.
E’ chiaro che si parla del grattacielo più alto del mondo, l’ormai celebre Burj Dubai
che proprio oggi, a 5 anni dalla posa della “prima pietra”, sarà inaugurato ufficialmente dallo sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum, governatore dell’Emirato. Lasciamo ai giornali specializzati l’interpretazione dei bollori economici che riguardano la città-stato e ai cronisti il compito di raccontare fatti e misfatti che hanno accompagnato l’opera, mal vista da associazioni di tutela dei diritti umani e da ambientalisti. Quel che impressiona sono i numeri di questo trionfo dell’ingegneria progettato e realizzato dallo studio di architettura Skidmore, Owings and Merrill di Chicago, costretti a fare i conti con le tempeste di sabbia del deserto e le forti escursioni termiche che di giorno dilatano i corpi e di notte li contraggono.
Gli stessi costruttori che vorrebbero ribattezzare l’opera più alta mai costruita dall’uomo inventando con essa una nuova categoria, quella dei “supergrattacieli”. Ad ogni modo solo i numeri nudi e crudi aiutano ciascuno a farsi una propria idea (parziale) e chiedersi: “Perché?”
Che si tratti del grattacielo più alto del mondo non c’è dubbio, ufficilamente misura 818 metri, ma l’altezza definitiva sarà svelata solo oggi. Secondo alcune indiscrezioni gli architetti avrebbero lasciato intendere che il Burj (che in arabo significa torre) potrebbe superare la soglia dei 2700 piedi (964 metri), antenna compresa.
A quanto equivale questa altezza? A circa due Empire State Building e mezzo (381metri l’uno) sovrapposti, ovvero a più di sette Pirelloni messi uno sull’altro (127 metri). Il suo rivale diretto, fino a ieri il grattacielo più alto del mondo, il Taipei 101, a Taiwan, è alto “solo” 509 metri. Vogliamo trovare un altro dato impressionante? In geografia dai 600 metri in poi si parla già di montagna. E proprio come in montagna, lassù tira proprio un’aria diversa; tant’è che dal piano terra al 160mo piano c’è uno sbalzo di temperatura calcolata in dieci gradi, ma non è necessario coprirsi e non solo perché di giorno a Dubai si arrivano a toccare i 50 gradi all’ombra, ma perchè la climatizzazione è uno dei tanti fiori all’occhiello dei costruttori, anche se consumerà ogni giorno milioni di litri di acqua desalinizzata.
Con il Burj Dubai il mondo arabo si riappropria di un primato che gli era appartenuto per millenni, sin dalla costruzione delle piramidi di Giza,
rimaste gli edifici più alti del globo fino al 1311, quando la Saint Mary’s Cathedral di Lincoln, in Inghilterra, tolse loro il primato. Ma è ipotizzabile per il supergrattacielo di Dubai una durata altrettanto lunga? Neppure l’acciaio è immortale, dicono gli specialisti, dunque chissà che tra qualche millennio le vecchie e corrose piramidi non possano riappropriarsi del record.
Costato circa un miliardo e mezzo di euro, il caratteristico edificio a coste d’acciaio che si spingono verso il cielo può vantare la piscina più alta del mondo, collocata al 76mo piano, nonché il luogo di culto più elevato, con la moschea costruita al 158mo piano.
Tuttavia si tratta di un edificio per lo più a scopo residenziale.
Ci sono, ad esempio, 900 monolocali e ben 144 appartamenti progettati da Giorgio Armani. La torre ospita anche il primo albergo di design italiano, 300mila metri quadrati di spazi ad uso ufficio ed un centro commerciale che dovrebbe essere il più esteso al mondo. Insomma, al Burj si potrebbe vivere per settimane senza mettere il naso all’aria aperta e non facendosi mancare nulla. Per osservare il panorama, poi, c’è un piano dedicato, il 124mo. E per passare da un’attività all’altra: dal lavoro allo shopping, dalla palestra a casa, ci si muoverà con ascensori che viaggiano alla velocità di circa 65 chilometri orari. Anche questo è un record.
In definitiva, cos’è sto Burj Dubai? Solo 330.000 metri cubi di cemento, 39.000 tonnellate di acciaio e 142.000 metri quadri di vetro conditi da un’ambizione ben più massiccia. Ma tutto questo potrebbe non bastare, tra il Barhein, Abu Dabi, il Kuwait da qualche anno si lavora a progetti di grattacieli ben più alti di mille metri e superiori ai 200 piani. Sarà cominciata l’era dei supergrattacieli? Probabilemente no. Sulla scorta di quanto accaduto a Dubai in tempi recentissimi, potrebbe essere l’economia a porre un freno a certe aspirazioni. (AD)
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