Dalla vita al giallo: “Legame di sangue” di Roberto Riccardi

E’ un tenente colonnello dei carabinieri,  attualmente  direttore della rivista dell’Arma, ma ha un futuro da giallista ancora tutto da scrivere. E’ questa la parabola di Roberto Riccardi, autore per Mondadori di “Legame di sangue”, romanzo noir che gli ha fruttato, nelle settimane scorse, il Premio Tedeschi, consegnatoglia a Curmayer durante il “Noir film festival”. Dopo l’esperienza d’esordio con “Sono stato un numero. Alberto Sed racconta” col quale ha portato all’evidenza la storia di un sopravvissuto ad Auschwitz, Riccardi sembra essersi ritagliato uno spazio preciso nel panorama giallistico nazionale. Ha creato un nuovo persoanggio, il capitano Renato Roversi, figura dalle eco autobiografiche, comandante della Compagnia dei carabinieri di Villascura, un piccolo centro alle porte di Palermo. Qui il giovane carabiniere (che ricorda, appunto, lo scrittore che poco più che ventenne e fresco di Accademia si trovò a lavorare in Sicilia) indagando su un omicio entra in contatto con Cosa Nostra.  La particolarità del libro? La mancanza di ogni sensazionalismo e la forte aderenza con la realtà, eredità di un’esperienza concreta maturata sul campo.  Intanto pare che Riccardi sia già al lavoro su un nuovo libro: le avventure di capitano Roversi diventeranno seriali?

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