E arriva Capodanno, con le sue tavolate, i fuochi e le feste; il Capodanno delle candele rosse, dell’oro e del vischio appeso al lampadario; il Capodanno delle cose da fare o da non fare per auspicarsi che amore, salute e buona sorte non sbaglino indirizzo bussando, anche in questo 2010, alle porte sbagliate. E mentre ci s’interroga se l’innata volgarità della lingerie rossa possa trovare o meno giustificazione nell’umano desiderio di amare ed essere amati, ci si rende presto conto che il gioco dei colori propiziatori può conoscere infinite varianti. Ognuno si vesta col colore simbolo del proprio pianeta, consiglia l’astrologo. Pazienza se il colore che lo zodiaco ci affibbia è il giallo canarino; e ai single che non rinuncerebbero mai ad uno slip rosso passione si può sempre replicare che il verde speranza sarebbe più opportuno; oppure, ma solo in certi casi, meglio sarebbe scegliere il blu viagra.
Insomma è d’obbligo, in questi giorni che precedono la fatidica notte, chiedersi se e come, l’uomo tecnologico intenda rispettare il lungo elenco di riti legati alla festa. E se crederci troppo porta male, non crederci affatto può essere difficile, tanto più in mancanza di prove certe. Quel che si fa a Capodanno si replica per tutto l’anno. La madre di tutte le ritualità è così riassunta: il che spiega perché la cosa più importante sia trascorrere la festa in compagnia di chi si vuole bene. E sedersi attorno ad una tavola imbandita è, tra le ritualità, la più propiziatoria in assoluto. Lo stesso menù di Capodanno poi, contiene elementi tradizionalmente benefici: il pesce, simbolo di abbondanza, così come il grasso e speziato zampone. I soldi, è noto, li portano le lenticchie, mentre tutti i frutti a chicco sono associati alla buona fortuna: l’uva (un acino per ogni mese) e il melograno (simbolo di fecondità e di vita); la stessa funzione è egregiamente assolta dalle bollicine dello spumante (che quando però sono dello Champagne propiziano solo il pil francese). Più che di auguri per l’anno nuovo, può capitare di aver voglia di liberarsi dei ricordi spiacevoli, delle amarezze, delle pene dell’anno passato. Nella rappresentazione tradizionale il 2010 è un bambino, il 2009 un vecchio ingobbito carico di malanni. Malanni di cui disfarsi bruciando quel che c’è di superato, ma non per questo è il caso di dare alle fiamme mezza casa, è sufficiente distruggere i calendari vecchi: quel che conta è il simbolo. Anche un’accurata pulizia della casa seguita dall’accensione di incensi o candele profumate favorirebbe l’ingresso del nuovo, mentre botti e rumori intensi serviranno a tenere lontani gli spiriti maligni. Era così anche nell’antichità e così si spiega l’usanza, molto più moderna e certo poco urbana, di ricorrere a fuochi artificiali e assordanti petardi.
Nei tempi antichi, però,la funzione di cacciare i demoni era assicurata dal semplice suono delle percussioni e vale la pena farci un pensierino. Per le tante ritualità che affondano le radici in un passato nostrano, altre si sono affermate solo in tempi recenti. Nei paesi nordici il vischio da sempre apporta armonia e serenità, oggi la sua fama è legata alla sola funzione di testimone dei baci scambiati a Capodanno. E c’è di più, si dice che se la prima persona nella quale ci s’imbatte nel nuovo anno è un uomo alto e con i capelli scuri si vivranno dodici mesi di buona sorte. Che sfortuna sarebbe incontrare un biondo alla Brad Pitt. (a.d.)
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