Tv, l’urlo e l’insulto sono consuetudine. L’associazione “Perbene” ha fornito i dati

Una televisione per tutti. Oggi è utopia. Lo studio o salotto che sia, coi riflettori accesi diventa l’arena in cui sbranarsi, almeno a parole, e il telespettatore, donna o uomo, bimbo o anziano subisce. Non basta neppure il telecomando perchè più o meno tutti i canali sono intrisi da queste risse  a colori. Le grandi reti, di bandiera o commerciali, sembrano godere di ciò che accade ed anzi, molto spesso vengono gratificate dagli indici d’ascolto: dove c’è “acceso confronto” c’è ascolto. La cassa di risonanza, poi, sono i giornali e internet. E’ noto che episodi di violenza verbale finiscano sulle prime pagine se non sui vari siti internet che ospitano, gratuitamente, il filmato tratto appunto da ciò che è avvenuto in “tele”. Ben 38 ore al giorno, secondo una ricerca condotta da “Comunicazione Perbene“, sito che si batte per una televisione “per tutti” sono a rischio urla. I telegiornali sono i contenitori dove le parole assumono la sembianza di lance affilatissime. Ma non solo i tg. Ci sono programmi dove l’urlo e il portarsi via la parola vicendevolmente è abitudine consolidata. Nella rissa vincono i politici e dove ci sono i rappresentanti dello Stato si registra in media un “comportamento scorretto” ogni 3 minuti di messa in onda.I litigi e gli insulti (sopra l’80 per cento) battono le urla (73 per cento) e il sovrapporsi agli altri (66 per cento) senza lasciare la possibilità di replica. E chi guarda? Secondo il 69 per cento degli intervistati, gli effetti sui più giovani possono portare ad un aumento dell’aggressività (46 per cento), all’insorgere di stati d’ansia (39 per cento), fino ad arrivare ad intolleranza. L’associazione “Perbene” ha intervistato oltre cento tra esperti, psicologi, psicopedagogisti, sociologi ed esperti di media. Tutti hanno evidenziato che il fenomeno “urla” è ormai un atteggiamento consueto ed hanno indicato che lo stesso problema lo soffre internet. Dunque se si pensa quanto sia suggestionabile il telespettatore più giovane la frittata è fatta. E moralismi a buon mercato a parte, ci sono ormai cori di teleutenti che chiedono di cambiare rotta tanto più che anche l’Agcom, per voce di Luca Borgomeo, presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti, ha invitato tutte le emittenti ad abbassare i toni indipendentemente dagli indici d’ascolto.

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