“La camera dello sguardo”, la grande fotografia italiana si ammira a Palermo
“Un punto di osservazione dall’alto per ritrarre il mondo dalla giusta distanza. Un movimento da fermo che percorre e segna come un misterioso filo rosso le diverse esperienze della grande fotografia italiana”, così viene presentata La camera dello sguardo – Fotografi italiani, la mostra curata da Achille Bonito Oliva, in allestimento a Palermo, Palazzo Sant’Elia da oggi fino al 21 marzo.
“La camera dello sguardo” è un lungo viaggio attraverso 60 anni di storia italiana visti con lo sguardo di 29 autori, tra i quali spiccano alcuni monumenti della fotografia italiana: da Gabriele Basilico a Gianni Berengo Gardin, da Mimmo Jodice a Luca Campigotto passando attraverso le opere di Federico Garolla, Ugo Mulas, Dino Pedriali, Oliviero Toscani. Il tutto in 98 scatti che attraverso luoghi, facce, epoche, illuminazioni, pensieri e solitudini declinano lo stile della fotografia italiana quando questa diventa arte riconosciuta a livello internazionale.
“La fotografia – scrive Bonito Oliva nel testo critico in catalogo – [……] non è casuale e istantanea, non è il risultato di un raddoppiamento elementare, bensì di una messa in posa che complica e rende ambigua la realtà da cui parte”. Bonito Oliva definisce “pathos della distanza” la “consapevolezza di una presenza, di un diaframma costituito dal linguaggio figurativo che permette di denominare le cose ma non di possederle”. Da qui, dalla posizione volutamente aliena del fotografo, trae origine il titolo della mostra, il riferimento forse a prima vista enigmatico a quello spazio blindato e asettico che è l’occhio del fotografo, camera dello sguardo, appunto, strumento preciso per accedere alla conoscenza.
Legate dallo stesso filo, Immagini di ieri e di oggi aprono agli sguardi del visitatore porte su mondi diversi: si osservano dall’esterno gli impenetrabili palazzoni moscoviti fotografati nel 2007 da Gabriele Basilico, ci s’interroga sull’enigmatica Natività di Antonio Biasiucci (del 2009) e sullo stralunato Ezra Pound fotografato a 81 anni da Lisetta Carmi. Si torna indietro nel tempo osservando il Banco dei pegni di Napoli, con il vecchietto smunto perso fra santini e carabattole fotografato da Luciano D’Alessandro nel ‘65, così come nel ritratto di Simonetta Visconti, “la prima donna della moda italiana”, immortalata nel ’56 nel suo atelier di Roma da Federico Garolla (lo stesso autore della foto di Pasolini, anno ’56, che gioca a calcetto su un campetto improvvisato di Centocelle). Una rassegna che affianca volti noti e sconosciuti, gli afflitti e i privilegiati, come l’elegante coppia newyorkese di Gianni Berengo Gardin, il disoccupato di Gragnano, fotografato da D’Alessandro. E ancora i paesaggi: quelli urbani con rifiuti ripresi da Aniello Barone o le campagne sconfinate, nella Basilicata di Franco Fontana e ancora, il “realismo magico” di Mario Giacomelli, la Sicilia degli anni ’60 di Ferdinando Scianna e poi, come vetro nello stomaco, la celebre immagine-shock di Oliviero Toscani: “Anorexia”, scattata per la campagna 2007 contro l’anoressia di un noto marchio di abbigliamento per ragazze.
La Camera dello sguardo resterà in allestimento a Palazzo S.Elia (via Maqueda 81) fino al 21 marzo 2010 e potrà essere visitata gratuitamente dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19:30. Chiusura il lunedì.
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