Grasso e brillo: Babbo Natale alla gogna. Ma ecco la vera storia del vecchio in rosso

La notizia capace di sconvolgere le certezze d’intere generazioni in Italia è rimbalzata con un certo clamore  nel pomeriggio di ieri: Babbo Natale sarebbe un pessimo soggetto, un esempio deleterio per le giovani menti dei fanciulli che credono nella sua esistenza.  A rilevarlo è il professor Nathan Grills della Monash University di Melbourne in Australia con un articolo pubblicato dal British Medical Journal.  Tre i peccati capitali attribuiti al vecchio in rosso: è grasso, troppo grasso, tanto da rappresentare uno spot per l’obesità. E poi sicuramente ha l’abitudine di alzare troppo il gomito, le prove? Quelle gote rubizze e l’usanza anglosassone, di lasciare accanto al camino un “cicchetto”  al quale Santa Claus attinge con la scusa di riscaldarsi. E come se non bastasse, dopo aver sorbito un brandy qui, un brandy là, eccolo che si mette alle redini della sua slitta correndo come un matto per l’intera notte. Andrebbe fermato per guida in stato di ebbrezza.  La soluzione del professor Grills è però ancora più raccapricciante: diffondere l’idea di un Babbo Natale diverso: magro, che beve acqua e corre su un tapis roulant. Che tristezza un Ballo Natale “figo” .

In Australia, il nuovissimo Continente, probabilmente nonMerryOldSanta troverebbero sconvolgente un mutazione genetica così profonda come quella proposta dal professor Grills per il vecchio “Santa”, e forse neppure considerano che per ridursi così, Babbo Natale ha impiegato secoli su secoli. Sia chiaro infatti che nella nascita di Babbo Natale la Coca Cola non c’entra nulla, malgrado la leggenda metropolitana afferma che “Santa” sia un’invenzione pubblicitaria. Piuttosto la multnazionale delle bollicine c’entra qualcosa (o molto) nell’aver consolidato nel tempo l’attuale iconografia del vecchio, quella che tutti conosciamo e che è oggetto dello sdegno del professore australiano.  La figura mitica del vecchio che elargisce doni e che scende dal camino è in realtà la fusione di usanze antiche che, una volta approdate negli States, si sono globalizzate ed oggi anche in Giappone nei centri commerciali è tutto un trionfo di “Babbi” ed alberi natalizi.

E’ noto che l’antenato di Babbo Natale sia il vescovo San Nicola di Mira della città di Myra (antica città dell’odierna Turchia), di cui si racconta che fosse solito fare regali ai poveri. E la leggenda di San Nicola è alla base della grande festa olandese di Sinterklaas (il compleanno del Santo) che, a sua volta, ha dato origine al mito ed al nome di Santa Claus nelle sue diverse varianti. Su questa tradizione se ne innesta un’altra, tutta tedesca, che fa appello al dio Odino (Wodan), il mito riferisce che ogni anno tenesse una grande battuta di caccia nel periodo del solstizio invernale accompagnato dagli altri dei e dai guerrieri caduti. Nell’occasione i bambini lasciavano i propri stivali nei pressi del caminetto, riempiendoli di carote, paglia o zucchero per sfamare il cavallo volante del dio, Sleipnir. In cambio, Odino sostituiva il cibo con regali o dolciumi. Questa pratica è sopravvissuta anche in epoca cristiana ed è stata associata alla figura di San Nicola. Approdate in America con gli emigranti europei, queste tradizioni sono continuate. L’iconografia di San Nicola, vecchio barbuto con tanto di mitra, si è evoluta.

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