Grandi mostre: un enigma chiamato Giorgione

E’ noto per essere il pittore dei misteri e per questo aspetto intrigante, oscuro e quasi mitico della sua vita e della sua arte; l’eccezionale carica d’innovazione che apportò al suo tempo rimane talvolta in secondo piano. A Giorgione il pittore della Tempesta (il quadro più enigmatico del Rinascimento), all’artista che fece entrare l’uomo in diretto contatto con la natura, la città natale, Castelfranco Veneto, dedica una mostra che si protrae sino all’aprile del 2010.

Peraltro sarà proprio nell’anno che va a cominciare che ricorrerà il 500mo anniversario della morte del Giorgione, stroncato dalla peste a soli 34 anni, nel 1510. Almeno, sarebbe questa la data riportata da alcune fonti, ma anche su questo ci sono margini d’incertezza.

“Zorzon”, così – dice Vasari – era detto Giorgio (o Zorzi) da Castelfranco, un accrescitivo derivante dalle  “ fattezze d

Autoritratto

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ella persona et la grandezza dell’animo”, si sa anche che il pittore fu allievo di Giovanni Bellini e che conobbe l’opera di Leonardo alla quale sicuramente s’ispirò nel dipingere  paesaggi e ritratti. Ma nonostante le note tramandate dal Vasari, della vita di Giorgione si conosce pochissimo e i fatti certi sono noti grazie a iscrizioni sui dipinti o a pochi documenti contemporanei. E così le scarse testimonianze rendono difficile anche l’attribuzione delle sue opere, molte delle quali sono ancora oggi in discussione.

E’ certo, tuttavia, che nel paese del trevigiano il pittore vide la luce (tra il 1477 ed il 1478), è qui che ha lasciato una delle sue opere più significative (la Pala di Castelfranco) assieme ad uno dei rarissimi affreschi che produsse (Il Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche). Ed è qui, nella sua casa diventata recentemente museo che i dipinti del maestro venento, provenienti (anche) dai più prestigiosi musei internazioni compongono un intinerario espositivo destinato ad aprire uno squarcio di luce sul suo misterioso genio ed anche sul  nome stesso dell’artista che, si scopre essere Zorzi Barbarella. Spirito anticonvenzionale ed intemperante che  a dodici anni fu posto sotto custosia per non si sa quale misfatto.

Giorgione  1510 – 2010”  è il titolo della mostra che, prendendo spunto da recenti interpretazioni critiche, prova a delineare l’ambiente e i riferimenti culturali del pittore, a focalizzare l’attenzione sulla sua attività giovanile e a suggerire un “sistema” attorno al quale si doveva muovere questo straordinario maestro che in pochi anni determinò una svolta decisiva nel corso della pittura veneta.

A comporre il percorso, dunque, accanto ai capolavori del Giorgione trovano posto opere che riconducono all’ambiente artistico veneziano di inizio Cinquecento: dipinti di Giovanni Bellini, Albrecht Dürer, Lorenzo Costa, Perugino, Cima da Conegliano, Palma il Vecchio, Vincenzo Catena e poi Sebastiano del Piombo e Tiziano che dall’opera di Giorgione rimasero fortemente influenzati. Il cuore dell’eposizione, tuttavia, batte nel Duomo dove si può ammirare la Pala di Castelfranco, al centro da sempre di un enigma interpretativo. Chi sarà il santo guerriero, di volta in volta riconosciuto in San Giorgio, Liberale o Nicasio e che nel ‘600 si credeva ritraesse ora Giorgione, ora Raffaello, ora Gaston de Foix?

Nel Museo, l’esposizione – divisa in sei sezioni – riunisce per la prima volta diverse opere giovanili dell’artista: dal primo “Saturno in esilio”, mai esposto in Italia, alle “Tre Età dell’uomo”; dal “Doppio Ritratto” alla “Madonna con Bambino” dell’Ermitage di San Pietroburgo. Ci sono poi i ritratti dei primi del Cinquecento, dove è chiara la lezione di Leonardo, così come nei  paesaggi  in cui protagonisti sono indistintamente uomo e natura.

C’è poi un capitolo che prova a svelare le “sfide” che si offrono agli studiosi, con una parata di dipinti d’incerta attribuzione  come  il Cristo Portacroce con lunetta della Scuola Grande di San Rocco, forse di  Tiziano, forse di Giorgione.

Non manca La celeberrima “Tempesta”, il quadro che si vuole denso di messaggi esoterici e attorno al quale il mistero del Giorgione s’infittisce. A partire dal soggetto mai identificato, al suo senso allegorico, mai chiarito sino in fondo. Tuttavia per la storia dell’arte, il quadro è significativo soprattutto per la sua carica innovativa che vede, tra le altre cose, l’intruduzione della pittura tonale (col colore che delinea forme e volumi e non il disegno) e l’aver reso protagonista della tela non l’uomo, ma il paesaggio.

La mostra dei dipinti si completa con una raccolta di volumi, di bronzi, incisioni e mappe. Al Giorgione, inoltre, nel corso dell’anno la città di Castelfranco dedicherà una serie di convegni, incontri e itinerari guidati alla scoperta dei suoi luoghi e delle testimonianze del suo tempo. Info: www.giorgione2010.it.

La Tempesta

La Tempesta

La Pala di Castelfranco

La Pala di Castelfranco

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