23 novembre 1980, la data funesta del terremoto dell’Irpinia, che sconvolse gran parte del meridone d’Italia provocando morte e distruzione a tappeto. Anche la città di Napoli rimase stravolta dal sisma, ma come spesso capita nella tragedia, dalle macerie possono sortire fiori preziosi. E la collezione di arte contemporanea Terrae Motus, messa assieme dal gallerista – mecenate Lucio Amelio è la testimonainza più vivida di quel momento. “Quella notte stessa – scrisse successivamente Amelio – ricevetti le prime telefonate. Gli artisti chiedevano: possiamo fare qualcosa? Subito ebbi l’idea che l’arte c’entrava in qualche modo. Si doveva rispondere all’evento catastrofico. C’era dell’energia nell’arte, tanta energia da potersi contrapporre a quella scatenata dalla Terra”.
Così Lucio Amelio (scomparso nel 1994) chiamò a raccolta a Napoli i suoi amici, molti dei quali erano artisti di fama internazionale, per realizzare un cantiere work in progress sul tema del terremoto. Appurarono con i loro occhi come il terremoto avesse inciso profondamente nella terra e nell’animo della gente e si misero a lavoro. Tra loro Andy Warhol, Joseph Beuys, Tony Cragg, Keith Haring, Ronnie Cutrone e ancora, Cucchi, Pistoletto, Alfano, Kounellis, Mapplethorpe in un elenco ancora lungo e che include i nomi più risonanti dell’arte contemporanea. Non smentando la fama di mecenate, Amelio lascerà la magnifica collezione alla Reggia di Caserta, dove attualmente è esposta, negli appartementi storici.
Tra i maestri inclusi nell’elenco di cui sopra, il napoletano Ernesto Tatafiore a cui la Reggia, a partire da venerdì 18 dicembre dedicherà una personale. L’iniziativa rientra nell’ambito degli appuntamenti annuali con i “Maestri i Terraemotus” che l’anno scorso ha visto in mostra le opere di un altro protagonista di quel particolare momento: Mimmo Paladino. La mostra rimarrà allestita sino al 20 di marzo.
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