“MCS”, fine di un’era

“Siamo indiscutibilmente arrivati alla fine”. Così Maurizio Costanzo ha aperto, ieri, l’ultima puntata del suo Maurizio Costanzo Show; 25 anni di trasmissioni dal Teatro Parioli di Roma per 4.400 puntate con la presenza di 32.800 ospiti, di cui, un gran numero di loro deve la propria fortuna televisiva a quel palcoscenico (Enzo Iacchetti, Giobbe Covatta, Valerio Mastrandrea, Vittorio Sgarbi solo per citarne alcuni). Bisogna tornare al 14 settembre 1982 per rintracciare la prima puntata del talk show più longevo della tv italiana che Costanzo ideò con Alberto Silvestri, amico e coautore (ideatore anche con Maria De Filippi di C’è posta per te). Costanzo già nel 1976 si era cimentato in Rai con il programma “Bontà loro“, che di fatto è stato il primo talk italiano. Un’intuizione di Costanzo che aveva guardato ai talk show d’oltreoceano e ci aveva visto grandi potenzialità. In tutti questi anni il talk show è si è consolidato come genere applicabile a tutte le categorie: dalla politica allo sport, dal costume alla cronaca, ma proprio in questa estensione si sono insidiati tutti i suoi limiti. “Non voglio che questa sia una puntata autocelebrativa” afferma Costanzo, poco dopo Alfonso Signorini, ospite fisso in quest’ultima edizione, invoca la standing ovation: il pubblico si alza in piedi e Costanzo, tra l’imbarazzato e l’infastidito, quasi non più padrone di quel palco, il suo palco, ringrazia. Afef Jnifen, Katia Ricciarelli, lo psicoterapeuta Raffaele Morelli, Andrea Camilleri, Gino Strada, Enzo Iacchetti,Demo Morselli, in collegamento e la sua Band sono stati gli invitati al commiato. Forse il MCS “vero” è finito anni fa, e sicuramente non tutto ciò che si è prodotto da e con questo talk merita stellette, ma salutarne la fine, fa sentire anche i telespettatori, tutti, un po’ più vecchi, un po’ più adulti e, perché no, un po’ più soli. “Ovunque io continuerò a fare televisione, le mie idee, i miei principi, le mie battaglie saranno sempre le stesse. Grazie e non perdiamoci di vista” chiosa Costanzo. E il sipario si chiude. Canale5 è già il passato, il futuro la Rai. (Erika Brenna)

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