Quando sullo schermo c’è impegno civile: ai Fratelli Taviani il premio per “Il cinema che riflette”
Come tutte le passioni, anche l’amore per il cinema nasce da una serie di incontri fortuiti che si radicano nell’animo, film guardati per caso che danno origine ad un’esplosione di emozione.
Immaginate una sera d’estate ed una bambina, al massimo di 10 anni, incollata ad un vecchio televisore, intenta a seguire la storia di un gruppo di persone in fuga dal proprio paese, durante la guerra. Troppo piccola per sapere quale fosse esattamente il perchè della fuga o i motivi profondi dei protagonisti, la bambina si era totalmente immedesimata in una ragazzina del gruppo, viveva le sue emozioni, la sua paura, il suo disorientamento nei confronti di un conflitto incomprensibile.
Il film era La notte di San Lorenzo, dei fratelli Taviani e ha segnato – per quella bambina incollata alla tv – la fine dell’infanzia, almeno a livello cinematografico. Non è importante conoscere il suo nome; la storia è assolutamente vera.
Questo è uno dei motivi per cui vale sempre la pena parlare del cinema dei fratelli Taviani, magari segnalando che un piccolo ma anziano festival cinematografico, il Laceno d’Oro di Avellino che quest’anno compie 50 anni, giovedì 10 dicembre consegnerà il premio alla carriera a Paolo e Vittorio Taviani.
Si adatta particolarmente alla filmografia di questi grandi vecchi del cinema italiano in motto del festival “Il cinema che riflette”, peralto il premio negli anni scorsi è stato assegnato a nomi quali Gillo Pontecorvo, Ettore Scola, Marco Bellocchio che pure hanno aiutato a comprendere diverse generazioni umane.
Dal loro primo film autonomo, I sovversivi (1967), lucida anticipazione delle problematiche italiane che da lì a poco sarebbero state mese in luce dal ’68, all’ultimo La masseria delle allodole (2007), incentrato sul genocidio armeno, i fratelli Taviani hanno fortemente creduto nel ruolo civile del cinema. Come hanno dichiarato in un’intervista, i loro film nascono da un nucleo di sofferenza che si trasfigura attraverso l’immaginazione e la fantasia, dando vita a personaggi nei quali davvero ci si possa riconoscere. Attraverso questa partecipazione emotiva ci si può avvicinare criticamente a drammi e problematiche che troppo spesso vengono dimenticati. Il festival di Avellino, con la sua ricca retrospettiva, può essere un’occasione per ritrovare o scoprire per la prima volta questi registi. Il programma completo su www.lacenodoro.it. (Antonella Mecenero)
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