Inghilterra: archeologi rovistano tra i rifiuti di Shakespeare
Stratford-upon-Avon, nel cuore delle Midlands Occidentali, Regno Unito, contea del Warwickshire. Sarebbe un luogo insignificante se non fosse che qui nacque, nel 1564, e morì, nel 1616 il più grande poeta di lungua inglese d’ogni tempo, e probabilmente il più grande poeta in assoluto: William Shakespeare.
E mentre i turisti accorrono a rendere omaggio a quell’edificio in legno e mattoni che dovrebbe essere la sua casa natale, gli archeologi da qualche giorno sono intenti a scavare nel terreno dove sorgeva l’ultima casa del poeta. Sorgeva, verbo declinato all’imperfetto, perché la casa dove il poeta visse dal 1597 sino alla fine dei suoi giorni fu abbattuta nel 1759 dal nuovo proprietario, il reverendo Francis Gastrell. Quando questi tentò di abbattere un albero piantato da Shakespeare, la reazione degli abitanti di Stratford non si fece attendere e gli distrussero le finestre di casa. Lo fecero per amore, è comprensibile.
Quella casa a New Place, composta da “due granai, due giardini, due frutteti, con annessi” era la più grande del paese e fu acquistata dal poeta per ben 60 sterline. Una cifra importante per l’epoca, che testimonia come i guadagni di Shakespeare fossero stati cospicui grazie all’attività teatrale. Il sito degli scavi, dunque, dovrebbe conservare ampie tracce di quel passaggio. E’ ciò in cui confida l’organizzazione locale “The Shakespeare Birthplace Trust” che ha promesso una grande campagna di scavi per il 2010,
intanto la ricerca d’indizi che potrebbero raccontare preziosi dettagli della vita del poeta è cominciata. Come i protagonisti della campagna hanno dichiarato al Times, si spera di trovare residui organici che possano “raccontare” qualcosa sugli usi alimentari di Shakespeare e – ma questo sarebbe solo un sogno – la prima stesura de La Tempesta, che fu scritta proprio in quella casa.
In realtà è probabile che dagli scavi emergano frammenti di vita quotidiana, ma anche questi sono utili “Si possono conoscere una quantità di cose su una parsona attraverso ciò che ha buttato via”, ha detto l’archeologo Kevin Coll. Se gli strati profondi di quel terreno conoscono zone impregnate d’acqua, allora sarebbe possibile per gli archologi recuperare frammenti di tessuto, di documenti, ossa di animali. Magari l’osso dell’ultimo pollo addentato dall’immenso poeta.
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