Barock: dallo squalo di Hirst alle mongolfiere di Carsten, Napoli celebra il barocco contemporaneo
L’anima di Napoli? E’ barocca, non c’è dubbio. E non è solo questione di arte, ma di contrapposizioni, di quel doppio essere sotterranea e luminosa che non dà spazi all’assoluto, ma che pure all’assoluto aspira. Vi aspira, magari distraendosi -strada facendo – nella comtemplazione di se stessa, nell’ammirazione delle proprie virtù (o virtuosismi), nella sensualità estrema e in quel sensazionalismo che pure lascia intuire, in tanta abbondanza di temi, le profondità dell’anima. Come il Barocco, appunto.
Come la mostra – evento che s’inaugurerà il 12 dicembre dimostra: l’età d’oro napoletana coincide proprio coi secoli barocchi (una mostra fatta da sei mostre e da 30 itnerari tematici, per saperne di più clicca qui), ma le linee guida che hanno caratterizzato il genere non si sono affatto esaurite.
Ed è quello che tenta di porre in evidenza l’esposizione che nello stesso giorno s’inaugura al Museo Madre: “Barock – Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nell’Età Contemporanea”. Curato da Eduardo Cicelyn e Mario Codognato, il progetto mette in luce i tratti barocchi presenti nella cultura contemporanea e per farlo chiama a raccolta 28 artisti contemporanei di riconosciuta fama da Damien Hirst a Maurizio Cattelan, da Jannis Kounellis a Gilbert & George; l’obiettivo è evidenziare le similitudini tra le tematiche culturali che caratterizzano l’arte del nostro inizio secolo e quelle dell’età barocca.
Ma i punti di contatto tra la civiltà del seicento e l’attuale non si esuriscono solo nella ricerca espressiva di alcuni artisti contemporanei che fanno dell’eccesso e dello shock la loro cifra; ciò che la mostra pone all’evidenza è il conflitto che connota le due epoche. Le rivoluzionarie scoperte scientifiche e tecnologiche che mettono in discussione le certezze acquisite; il fervore religioso sfociato nel fondamentalismo e nello scontro di civiltà, provoca quello “spaesamento dell’immaginario contemporaneo” determinato da esperienze tragiche per questioni non troppo diverse da quelle che definirono il secolo di Galileo e della Controriforma.






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