Art Basel Miami Beach: critica sociale e provocazione in tredici opere pubbliche
Grande fiera, grande interesse, grande partecipazione e – prevedibilmente – grandi critiche. Due giorni d’attesa e poi l’ottava edizione di Art Basel Miami Beach sarà al via. Quattro giorni di programmazione – dal 3 al 6 dicembre – che fanno della rassegna di Miami il secondo contenitore (dopo la fiera madre, ossia Art Basel giunta quest’anno all 40ma edizione) delle tendenze artistiche dei secolo XX e XI. Evento tra il fieristico, il mondano e il culturale che mai come quest’anno è chiamato a raccontarci presente e futuro prossimo di un mercato dell’arte che da tempo lancia messaggi contrastanti.
Impossibile districarsi agevolmente tra sezioni e gallerie (250 in arrivo da tutti i Continenti), tra le migliaia di opere proposte (2500 gli artisti in mostra) e la varietà di generi rappresentati. Motivo per cui a fine fiera sarà altrettanto difficile tirare le somme sul giro di affari smosso dall’evento. Ci saranno ipotesi, più o meno confermate, sulle quali riflettere.
Tra i momenti più attesi la proiezione in anteprima del documentario “Jean-Michel Basquiat: The Radiant Child“, diretto da Tamara Davis che documenta l’ultimo periodo dell’artista. La rassegna, infatti, presenta un programma che prevede anche performance, incontri e tavole rotonde, ma non c’è dubbio che le protagoniste assolute restano le gallerie invitate a “riempire” le diverse sezioni dell’expò.
C’è una sezione in particolare, “Art Projects”, facilmente identificabile e, soprattutto, di richiamo assoluto perché è fatta e pensata per “dialogare” col grande pubblico, anche quello di passaggio. Raccoglie 13 opere pubbliche di altrettanti artisti di fama internazionale scelte dal messicano Patrick Charpenel. Opere (o performance) che avranno come cornice gli spazi all’aperto di Miami Beach, le immediate vicinanze della zona Oceanfront e il Miami Beach Convention Center. Lavori che confrontandosi direttamente con lo spettatore, tentano di interrompere la routine quotidiana dei passanti in maniera poetica e talvolta sorprendente. E proprio per suscitare una reazione (o un’interazione) col pubblico, il curatore ha scelto opere non statiche o contemplative ma che mirano a creare sinergie e contrasti, magari “disturbando” il dinamismo del contesto urbano dove saranno collocate.
Nella rosa dei 13 c’è anche un’artista portata in fiera da una galleria italiana, la T293 di Napoli. Si tratta della francese Claire Fontane e della sua opera “Capitalism Kills (Love)” che sarà esposta sulla facciata del Setai building durante tutta la durata di Art Basel Miami.






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