299+1 di Leo Ortolani. Come ti smonto il cult “300″
È la somma che fa il totale. Quindi, tra dire 300 e dire 299+1 non dovrebbe esserci molta differenza. E, invece… Invece la differenza c’è, e si vede. Ma cominciamo con il ricordare, a chi se lo fosse dimenticato, che cos’è 300. 300 è il titolo della graphic novel scritta e disegnata da Frank Miller (autore anche di Sin City), con la collaborazione di Lynn Varley ai colori. Edita per la prima volta in cinque albi mensili dalla Dark Horse Comics, pubblicati nel 1998, da questa graphic novel è stato tratto il film (anch’esso intitolato 300) del regista Zack Snyder. In questione non ci sono né la graphic novel nè il film, ma un fumetto ispirato al film che, a sua volta, fu ispirato da un fumetto: “299+1”. Questo è il titolo della geniale parodia a fumetti, realizzata da Leonardo “Leo” Ortolani, che ha per protagonisti i personaggi della serie Rat Man e, in più, i personaggi chiave di 300.
Così, tra Leonida e Serse, troveremo Bracco nei panni del messaggero, e Rat Man nei panni di… beh… di Skrotos: una specie di guerriero. Un anti-eroe spartano, costretto a marciare tra eroi freddi, crudeli, spietati.
E proprio grazie al divario tra l’ideologia dell’eroe e la normalità (pavida, semplice, ma anche profondamente umana) di Rat Man sarà possibile godere di un prodotto esilarante, ma anche profondo, ricco di significati “alti”, esposti con il più basso dei registri comunicativi ma, non per questo, meno veri. 299+1 (che raccoglie 299 e +1, due storie comparse autonomamente su Rat Man, ma completamente ridisegnate e ripensate per questo albo in grande formato, a colori) è edito dalla Panini Comics, ed è scritto da uno dei più promettenti fumettisti italiani dei nostri anni. Un uomo che, partendo con l’auto-pubblicare le proprie opere, è giunto ad essere un disegnatore della Marvel. Percorso, questo, simile a quello che affronta in ogni vicenda il suo Rat Man, che pare essere incapace di grandi imprese, che sembra essere privo di grande coraggio, ma che – sicuramente – è capace di grandissimi sentimenti. E questo, in fondo, non è essere eroi?
(Federico Di Leva)
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