Aldo Tavella, una mostra a Verona nel centenario della nascita

Verona dedica ad Aldo Tavella, tra i più significativi pittori della tradizione  novecentista veneta, la mostra che Itaca Investimenti d’Arte ha organizzato con il patrocinio del Comune, al Palazzo della Ragione di Verona. “Aldo Tavella. Il respiro di una vita”, questo è il titolo, celebra, nella città natale e a pochi anni dalla sua scomparsa il centenario della nascita di un maestro della pittura e dell’affresco. La mostra sarà aperta sino al 13 dicembre 2009 ed è curata da Mario Guderzo e Paolo Levi. Il visitatore può ammirare un centinaio di opere che documentano una carriera ricca di riconoscimenti e una ricerca impegnata a ritrarre la natura e il quotidiano spettacolo dell’umanità.

Aldo Tavella (1909-2004) è entrato nel novero dei protagonisti dell’arte del Novecento. Negli ultimi anni, la lettura critica della sua opera lo ha infatti consacrato come un grande interprete del suo periodo e della città dove ha operato. Era un personaggio ricco di profonda umanità, capace di superare il dislivello culturale esistente fra un giovane artista veronese e il vivace ambiente letterario ed artistico della città. Ha rappresentato una figura di alti ideali umanitari, sociali, culturali. La sicurezza del segno, la precisione e la capacità di creare profonde spazialità vanno molto al di là di una pittura tecnicamente valida, così come la maestria del tratto, raggiunta grazie alla scioltezza della pennellata, è sempre stata sostenuta da un impegno e da una ricerca costante, tesi a raggiungere una determinata compiutezza formale.

Nato nell’anno di pubblicazione del Manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti, nel suo apprendistato non si è lasciato attrarre né dalle suggestioni del post Futurismo e neppure, più tardi, dal Ritorno all’Ordine proclamato dal gruppo romano di Valori Plastici, guardando piuttosto al paesaggio come entità oggettiva, e alla figura come garbato riferimento ai Primitivi. Ha attraversato le correnti contemporanee dell’astrattismo e del simbolismo, senza rimanere ingabbiato in categorie fisse ed esprimendo una sintesi personale tra i diversi piani linguistici.

Lo spazio contemplato nelle opere di Tavella è un universo di immagini, figure, gesti, colloqui. Insomma un corpus di opere ingente e di complessa e variegata narratività, frutto di più di mezzo secolo di attività. La sua pittura è la serietà dell’impianto costruttivo del quadro, secondo una lezione non immemore di Cezanne; l’intelligente novità della figurazione, pur nel rispetto di una atmosfera sottilmente romantica che rivela agli attenti le segrete inclinazioni dell’anima; il colore scrupolosamente costruito sulla tavolozza, come accade a chi deve ricavare i toni dallo studio, piuttosto che dalla fantasia. Tavella ebbe il merito, secondo Remo Brindisi, di aver portato ai più alti gradi la “sensorialità”, una pittura “dove la luce non viene realisticamente affidata ad un preciso punto d’incidenza, ma nasce dallo stesso impasto pittorico, in un’analisi segreta degli oggetti, finendo poi con il collocarli in una sorta di sospensione senza tempo, talora venata di malinconia”.

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