Tra scienza e fantascienza. A quando i replicanti umani?

Il corpo umano è definito normalmente, dagli umani stessi, una “macchina perfetta”. Questa considerazione non fa parte del delirio di onnipotenza tipico del genere, ma in effetti il nostro corpo, senza differenza di razze o religioni, è foriero di vere e proprie opere di ingegneria elettronica, chimica, sensoriale ed è infarcito di “trucchi”, piccoli ma determinanti, che sono stati copiati per vivere meglio e più comodamente.

Troppo spesso si pensa di avere bisogno di surrogati e “artifici” che regalano momenti felici. E forse si è arrivati al giro di boa. Stanco di inventare, l’uomo sta riuscendo ad applicare direttamente su se stesso le macchine create per altri scopi, artifici che niente hanno a che vedere con le loro moderne applicazioni, ma alle quali si è riusciti a trovare comunque uno scopo utile. Esempi inaspettati e curiosi sono la realtà virtuale ed il 3D. Con i software di ultima generazione, è ora possibile vedere materializzato un oggetto solo pensato, se si è “collegati” adeguatamente ad un calcolatore. Oppure, in campo biomedico, esistono attrezzature in grado di creare immagini dettagliate ed in tre dimensioni di zone localizzate del corpo, all’interno, nell’intimo più intimo, permettendo di studiarle ed intervenirvi, nel caso, anche se si fa riferimento ad anomalie nascoste o difficili da raggiungere. In questo rientrano ad esempio le “ecografie tridimensionali”. Con queste possibilità fornite dalla tecnica più aggiornata, è possibile monitorare il funzionamento di ogni organo in tempo reale. Sembra si stia passando dunque, da applicazioni già viste per realizzare videogiochi o film con dettagli a dir poco estremi, all’utilizzo di queste capacità per i bisogni umani.

Ed il prossimo passo? Con molta fantasia, si potrebbe pensare ad una proposta affascinante quanto drammatica: la replica di un umano, realizzata con modelli informatici. Probabilmente l’esercito dei cloni di Star Wars non è dietro l’angolo certo, però, molti ricercatori, stanno già studiando le reazioni emozionali umane e puntano a costruire modelli e sistemi matematici per poter replicare con le macchine anche le emozioni. Che un giorno arrivi in casa un robot in casa capace di piangere se si affettano le cipolle? Per saperne qualcosa in più il consiglio è di fare una puntata a Napoli, dove da venerdì è in corso un’edizione di FuturoRemoto interamente dedicata alla robotica. (Davide Rabaioli)

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