Misteri fiorentini: dopo cento anni ritrovati due dita e un dente di Galileo

Hanno tutto il valore simbolico delle reliquie, reliquie laiche, le due dita e il dente di Galileo Galilei ritrovati a Firenze da un anonimo collezionista. Asportati dalla salma nel 1737 durante la traslazione nella basilica di Santa Croce, erano scomparse da oltre un secolo, poi la fortunata scoperta, confermata da sovrintendenza e Museo di Storia della Scienza, futuro Museo Galileo, che a primavera esporrà al pubblico per la prima volta gli eccezionali reperti.

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il dito di Galileo

Si conclude così una vicenda iniziata la sera del 12 marzo del 1737, poco dopo il tramonto, quando dopo lunghe vicissitudini tra la chiesa e i Granduchi, fu finalmente possibile traslocare le spoglie mortali di Galileo e del suo affezionato discepolo, Vincenzo Viviani: dal deposito clandestino, nel quale erano state originariamente sistemate, al sepolcro monumentale di Santa Croce, dove sono ancora oggi conservate, dirimpetto a quello di Michelangelo.

Dalla morte di Galileo (8 gennaio  1642) erano trascorsi 95 anni, durante i quali i continui sforzi dei discepoli e dei Granduchi di dare onorata sepoltura al grande maestro erano risultati vani per l’opposizione delle autorità ecclesiastiche, risolute nel contrastare la celebrazione in luogo consacrato di un uomo condannato “dal Santo Offizio per una opinione tanto falsa e tanto erronea”, che aveva prodotto “scandalo tanto universale al Cristianesimo”.

Superate le molte resistenze la traslazione avvenne davanti una folta delegazione di uomini di cultura e di rappresentanti delle più illustri famiglie nobiliari, mentre un notaio  fu incaricato di redigere un verbale puntuale. Grazie a questo documento e alle registrazioni di altri testimoni diretti, oggi si conosce la cerimonia nel dettaglio.

teca col dito di Galileo

teca col dito di Galileo

Lo storico e neturalista Giovanni Targioni Tozzetti, estrasse dalla tasca un coltellino col quale fu dato avvio all’asportazione di una serie di frammenti organici dal cadavere di Galileo. Macabro rito al quale parteciparono raffinati studiosi. Grazie alla registrazione del Targioni Tozzetti sappiamo che dai malridotti resti di Galileo vennero appunto asportate tre dita della mano destra (pollice, indice e medio), una vertebra (la quinta) e un dente. Targioni Tozzetti confesserà di aver resistito a fatica alla tentazione di appropriarsi del cranio che aveva ospitato un cervello di così straordinaria genialità. Una parte di queste “reliquie” del grande eroe della scienza sono state da allora accuratamente conservate fino ai nostri giorni e precocemente museificate a Firenze (un dito) e a Padova (la vertebra). Delle altre due dita e del dente, acquisiti dal marchese Capponi, erano conosciute le vicissitudini, caratterizzate da continui passaggi di mano, fino al 1905, quando se ne perse ogni traccia, inducendo gli studiosi a ipotizzare che  fossero andate definitivamente perdute.

Il cimelio è riemerso recentemente in un’asta, dove è stato battuto come un lotto del quale era ignota la precisa identità. Si trattava di una teca di legno dalla foggia singolare, realizzata nell’Ottocento, e sormontata da un busto ligneo di Galileo. Al suo interno un’ampolla settecentesca in vetro soffiato che racchiude due dita (pollice e medio) e un dente. Grazie ad una certa competenza, l’anonimo collezionista ha intuito che il singolare oggetto racchiudeva un mistero intrigante e lo ha acquistato. Subito dopo sono partite una serie di approfondite ricerche per identificarne origine e contenuto, grazie alle quali si è giunti a riconoscere i resti di Galileo.

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