“Un capolavoro per Milano”: la Natività di Lorenzo Lotto

Nell’oscura capanna di Betlemme un’immagine di grande intensità emotiva: Maria assorta nella contemplazione del suo Bambino, che, adagiato nella mangiatoia gioca col muso dell’agnello portato […]

Nell’oscura capanna di Betlemme un’immagine di grande intensità emotiva: Maria assorta nella contemplazione del suo Bambino, che, adagiato nella mangiatoia gioca col muso dell’agnello portato in dono dai pastori. La scena è immersa nella penombra, sullo sfondo s’intravede appena la dolcezza del paesaggio avvolto dal crepuscolo, mentre nella capanna un San Giuseppe dalle spalle posssenti, i pastori e gli angeli guardano con amore quel Piccolo arrivato a salvare l’umanità. Solo un angelo, in fondo, sembra voler interoquire con chi si trova fuori dal quadro, ed è uno sguardo che esorta alla fede.

Lorenzo Lotto costruì questa Natività nel 1530, probabilmente per adornare le pareti di un palazzo privato. E per omaggiare i committenti, forse due fratelli, Lotto li ritrasse con le fattezze dei pastori. Suggerimento che arriva dal loro particolare abbigliamento, poichè sotto le giubbe aperte sul petto, i “pastori” portano abiti eleganti, da signori. Nel dipinto la Capanna di Betlemme diventa così un luogo di riunione confidenziale, un terreno familiare che – nell’atto dell’adorazione -  accomune sia i personaggi divini sia  quelli umani. E’ questo il capolavoro che da martedì 24 novembre e sino al 17 gennaio sarà esposto al museo Diocesano di Milano nell’ambito dell’iniziativa “Un capolavoro per Milano”, promossa per il settimo anno con la collaborazione di Bipiemme Gestioni.

La Natività di Lorenzo Lotto proviene dalla Civica Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, restaurata nel 2004 il lavoro di pulitura ha portato alla luce, oltre alla firma dell’artista, anche la data di realizzazione, 1530. Dunque l’opera venne eseguita durante il secondo soggiorno veneziano del pittore (1525-1533), analogamente ad altre opere come la Madonna col Bambino e i Santi Caterina e Tommaso del Kunsthistorisches Museum di Vienna o l’Annunciazione di Recanati, rispetto alle quali si notano evidenti analogie per quanto riguarda il dinamismo compositivo e l’uso espressivo e poetico della luce.

L’iniziativa “Un Capolavoro per Milano”, nelle precedenti edizioni ha richiamato oltre 230mila visitatori, attratti da opere che, proprio perché presentate singolarmente, stimolano l’approfondimento del messaggio pittorico e poetico dell’artista. Un vantaggio rispetto a quelle grandi esposizioni dove proprio la vastità della proposta rende difficile, se non impossibile al pubblico “entrare” nella singola opera come talvolta meriterebbe. Nelle sei edizioni precedenti, il Museo Diocesano ha accolto lavori di Antonello da Messina, Caravaggio, Domenico Beccafumi, Mantegna, Botticelli.

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