Vittorio De Sica, trentacinque anni fa si spegneva a Parigi. Rimangono tanti capolavori
Il suo esordio dietro la macchina da presa è del 1939 “spinto” da Giuseppe Amato, che lo fece debuttare nella commedia “Rose scarlatte“. Dopo alcuni film di cassetta, nel 1943 diresse “I bambini ci guardano” (dal romanzo Pricò di Giulio Cesare Viola) ed iniziò con Cesare Zavattini ad esplorare il mondo che lo circondava. Così De Sica ha firmato quattro capolavori del cinema: Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), dal romanzo di Luigi Bartolini, Miracolo a Milano (1950), tratto dal romanzo “Totò il buono” di Zavattini e Umberto D. (1952). Sono stati dei punti di riferimento del neorealismo. I primi due hanno ottenuto l’Oscar come miglior film straniero e il Nastro d’Argento per la migliore regia.
Vittorio De Sica ha firmato altre opere importanti: “L’oro di Napoli” (1954) tratto da un racconto di Giuseppe Marotta, “Il tetto” (1955), “La ciociara“, del 1960, tratto dal romanzo di Alberto Moravia, (Nastro d’Argento, David di Donatello, Palma d’Oro al Festival di Cannes e Premio Oscar alla miglior attrice, Sophia Loren). Con la Loren si ricorda “La riffa” inserito nel film collettivo Boccaccio ‘70 (1961) e con Marcello Mastroianni in “Ieri, oggi e domani” (1963), ritratti di donna dalla popolana, alla snob e alla mondana, terzo suo premio Oscar. Firma anche “Matrimonio all’italiana” (1964), trasposizione cinematografica di “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo. Nel 1970 arriva il quarto Premio Oscar con il film tratto dal romanzo di Giorgio Bassani, “Il giardino dei Finzi Contini“, una storia drammatica della persecuzione di una famiglia ebrea ferrarese durante il fascismo. La pellicola ottiene anche l’Orso d’Oro a Berlino. L’ultimo film da lui diretto è “Il viaggio” (1974), con Sophia Loren.





