Napoli: a FuturoRemoto di scena i robot. L’incubo e lo stupore

La cattiva prospettiva Fin troppo banale asserire che ogni medaglia ha il suo rovescio, ma non è  semplificativo considerare il fatto che più si diventa [...]

La cattiva prospettiva

Fin troppo banale asserire che ogni medaglia ha il suo rovescio, ma non è  semplificativo considerare il fatto che più si diventa dipendenti da qualcosa più il rovescio della medaglia può portare a sviluppi catastrofici. robot1Dietro l’evoluzione simil-darwiniana dei robot per qualcuno si approssima l’incubo. Robot carnivori, macchine ribelli che acquistano consapevolezza di sè, imbattibili gladiatori pronti a insorgere, esseri metà biologici metà no, o ancora eserciti di macchine al servizio di menti umane distorte. Scenari da fantascienza, che affollano l’immaginario di scrittori e registi lasciando un segno chiaro: la paura. Ma l’incubo non è finito. “Singolarità tecnologica” così viene definito il momento in cui le macchine sorpasseranno l’uomo e sarà un punto di non ritorno. Un computer super intelligente sarà l’ultima invenzione che l’uomo realizzerà. Milioni e milioni di volte più veloce del pensiero creativo, l’intelligenza superumana genererà macchine ancora più intelligenti che a loro volta ne creeranno altre ancora migliori, e così via in rapida successione le generazioni si inseguiranno, ed i robot saranno il loro “pollice opponibile”. Tale scenario fu annunciato dal matematico e scrittore statunitense Vernor Vinge nel ’93, in un saggio preparato per la NASA e intitolato “Tecnological Sinularity”. Questo l’incipit: “ Entro trent’anni avremo le tecnologie necessarie a creare intelligenze superumane. In breve, dopo tale evento l’era degli esseri umani sarà terminata.”

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