Napoli: a FuturoRemoto di scena i robot. L’incubo e lo stupore
L’umanità nel futuro non sarà sola, ci saranno i robot a facilitarne il cammino. Ma già oggi è così: droni per ricognizioni tattiche, macchine per incartare cioccolatini, umanoidi che suonano il flauto, sono questi solo alcuni dei robot che popolano, sempre più numerosi, l’era contemporanea. Ma come si evolveranno e dove accompagneranno l’umanità questi esseri artificiali capaci di “sentire”, “pensare”, “agire”? Le risposte a Futuroremoto 2009 il festival diviso tra scienza e fantascienza, in programma a Napoli da venerdì 20. Volete sapere tutto sui robot? Il posto giusto dove recarsi è la Città della Scienza, qui tutti i risvolti dell’arte della robotica saranno passati al vaglio attraverso decine di eventi e incontri sorprendenti. Ma andiamo con ordine.
La Buona prospettiva
Giorno verrà, e forse non è neppure lontano, che ciascuno avrà un “personal robot”, un essere artificiale dalle sembianze approssimativamente umane capace di sobbarcarsi – con effcienza – i lavori più noiosi. L’androide maggiordomo e facchino al tempo stesso, l’inappuntabile segretario, l’intelligente compagno di giochi, l’infaticabile tuttofare, il delicato baby sitter e magari il cuoco dall’inifinito ricettario (dosato al milligrammo ovviamente). Sarà il lavoratore perfetto, simpatico e persino affettuoso come i “sensibili” R2D2 e C3PO di Guerre Stellari. In virtù delle famose “leggi della robotica” intuite e messe sulla carta da Isaac Asimov – siamo tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso – la macchina sarà incapace di produrre danni all’essere umano, l’entità a cui deve riconoscere superiorità perché l’ha creata e può “ucciderla” schiacciando un semplice tasto. Il servo dunque sarà fedele, sempre, perché è privo di sentimenti. O meglio se i programmatori potranno dipingergli sul viso qualcosa di simile ad un sorriso, per ovvie ragioni di sicurezza si dovranno astenere dall’inoculargli i germi del risentimento. Esseri non umani, e perciò insensibili alla disumanità: ben vengano allora gli schiavi elettronici o positronici che siano (questi ultimi erano i robot ipotizzati da Asimov che in verità ha sempre dichiarato di essere totalmente all’oscuro sul loro funzionamento). Ben vengano perché libreranno l’uomo dall’onere del lavoro, e giorno verrà che finiremo per considerarli irrinunciabili, come il telefono cellulare.




[...] in più il consiglio è di fare una puntata a Napoli, dove da venerdì è in corso un’edizione di FuturoRemoto interamente dedicata alla robotica. (Davide Rabaioli) Condividi Post [...]
[...] da stanchezza. In un futuro neppure straordinariamente lontano il sogno dell’umanità libera dal lavoro sembra finalmente realizzarsi, ma siamo così sicuri che si tratti di un sogno? La risposta provano [...]
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