“Milano per Gaber”: un mese di appuntamenti ricordando il Signor G

Il 25 gennaio scorso il Signor G avrebbe compiuto 70 anni e invece se n’è andato sei anni fa, lasciando l’eredità della sua ironia e [...]

Il 25 gennaio scorso il Signor G avrebbe compiuto 70 anni e invece se n’è andato sei anni fa, lasciando l’eredità della sua ironia e il rammarico di non sapere cosa avrebbe detto lui di questi tempi, con quali parole e con quali note avrebbe interpretato questa Italia e le sue derive. E se il rammarico è destinato a rimanere tale, è nell’ascolto dei testi che si legge con quanta lucidità Giorgio Gaber sia riuscito a cogliere i mutamenti sociali e a raccontarli. Come nel monologo “Qualcuno era Comunista”, del 1990. Siamo all’indomani del crollo del Muro di Berlino e a qualche mese dalla svolta della Bolognina che cancella dalla storia il PCI:

gaberQualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio[...]. Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro[...].E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo“.

E come era pronto Gaber, nello stesso modo a evidenziare l’immutabilità di certe consuetudini nazionali. “Io non mi sento italiano”, è il titolo di quell’album uscito nel 2003, il suo testamento artistico uscito postumo per qualche settimana. Nella canzone che dà il titolo all’opera, emerge del Paese un ritratto buono ancora oggi: a tratti paradossale e non privo di meschinità.

Ma un po’ per non morire/o forse un po’ per celia/ abbiam fatto l’Europa/facciamo anche l’Italia” recita la strofa finale, un’ultima sua esortazione. Senza retorica se veniva dal Signor G.

Gaber, al secolo Giorgio Gaberscik era nato a Milano, ed alla sua città rimase indissolubilmente legato. Un percorso preciso tracciato dall’artista nella storia della musica e del teatro italiano che vive anche in virtù delle atmosfere e delle storie suggerite da quella che era – e che è diventata – Milano dal Dopoguerra in poi. La città non pare aver dimenticato e ringrazia, anche quest’anno, dando il via alla terza edizione di Milano per Gaber, rassegna che dal 15 novembre al 14 dicembre si offre alla gente con un programma denso di spettacoli, incontri, dibattiti, progetti editoriali.

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag