La Grande Guerra a colori e il Muro di Berlino 20 anni dopo: a Roma la storia fotografata
Rivivere due momenti salienti della storia del XX secolo attraverso l’immagine fotografica. A Roma, a Palazzo Incontro sarà possibile a partire da sabato 7 novembre quando inaugureranno le esposizioni “La Guerra a Colori” e “Il Muro di Berlino vent’anni dopo”. Entrambe promosse dalla Provincia di Roma, le mostre si propongono con diverse letture. E se la valenza di reportage è l’elemento più immedito, la qualità degli scatti proposti suggerisce percorsi emozionali di grande intensità.
TUTTI I COLORI DELLA GRANDE GUERRA
Probabilmente le emozioni più struggenti sono in bianco e nero, come i sogni e come i ricordi più lontani. La realtà, invece, è sempre a colori, anche quella della guerra. Chi non ricorda il verde accecante dei razzi traccianti sul cielo di Bagdad nella prima guerra del Golfo, o il verde delle divise militari in contrappunto all’ocra del deserto afghano o ancora, i toni marci della jungla vietnamita tramandati dal cinema nei tanti film dedicati quel conflitto di tanti anni fa. La prima Guerra Mondiale, invece, riemerge alla memoria sempre in bianco e nero, ma il sangue versato dai dieci milioni di morti che fece era rosso, anche allora. Ritrovare negli scatti fotografici del tempo quei frammenti di verità portati dall’uso del colore è quanto fa la mostra di Palazzo Incontro realizzata con la collaborazione della Galerie Bilderwelt di Berlino. Per la prima volta in Italia, viene proposta un’illuminazione a colori con 70 foto della Grande Guerra. Autori degli scatti furono il corrispondente di guerra tedesco Hans Hildenbrand e poi fotografi francesi,
australiani, austriaci e statunitensi, il russo Prokudin-Gorski e altri fotografi, i cui nomi si sono perduti nel tempo. Tutti pionieri di quella tecnica “la placca autochrome” inventata dai fratelli Lumiere nel 1903 ed in grado di produrre diapositive a colori. Tuttavia i mezzi tecnici ed economici dell’epoca impedirono una diffusione su larga scala di questo strumento fotografico. E Hans Hildebrand fu tra i pochi a pubblicare cartoline postali con immagini della guerra riprese direttamente a colori. Si tratta di vere e proprie rarità, pezzi pregiati per collezionisti che hanno fornito un significativo contributo alla storia della fotografia.
MEMORABILE QUEL 9 NOVEMBRE 1989
L’altra mostra proposta a Palazzo Incontro nello stesso periodo (7 novembre – 6 gennaio), come anticipato racconta la storia del Muro di Berlino dalla sua costruzione, nel 1961 sino al momento della caduta. Curata da Reinhard Schultz della Galleria Bilderwelt di Berlino, l’esposizione attraverso 80 celebri immagini fotografiche ripercorre 30 anni di rapporti tra Est e Ovest europeo.
La prima immagine richiama un discorso di Walter Ulbricht, capo di Stato della DDR e Segretario del Partito Socialista Unitario della Germania che il 15 giugno 1961 affermava: “Nessuno intende costruire un muro”. Due mesi dopo, il 13 agosto 1961, cominciò la costruzione del Muro di Berlino.
Le strade interrotte dalle barriere di cemento e dai fili spinati, i carri armati collocati alla frontiera e poi il muro di “quarta generazione” costruito nel 1975 in cemento armato rinforzato, alto 3,6 metri e integrato nel paesaggio cittadino, nei parchi giochi dei bambini, nella vita quotidiana dei berlinesi, come se si potesse far finta che non esistesse.
La maggior parte delle foto sono scattate dalla parte occidentale perchè fotografare il muro dall’altra parte rimaneva un privilegio delle autorità.
Le ultime tre sessioni della mostra riguardano la caduta del muro, il periodo immediatamente successivo all’apertura, infine le tracce della divisione nella Berlino contemporanea.
Oggi non è rimasto molto del Muro e i turisti alla ricerca delle sue tracce consultano mappe e guide per trovare Bernauer Straße e l‘East Side Gallery sulla riva della Sprea, vicino all’Oberbaumbrücke, dove un monumento di oppressione è diventato un luogo di divertimento, un museo di arte contemporanea.
L’ultima sessione raccoglie fotografie di espressioni artistiche che riguardano il muro o delle sue parti al momento della sua caduta. Fa parte dell’esposizione una macchina, la prima Trabant (Trabi) che ha attraversato il confine dall’est all’ovest, dall’Ungheria alla Bavaria.
La Guerra a Colori
Berlino
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