E’ una delle grandi mostre di questa stagione. “Calder”, al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 14 febbraio, riprecorre attraverso un centinaio di opere le tappe note e quelle meno conosciute di uno degli artisti che hanno contribuito in maniera più incisiva al cambiamento di rotta dell’espressione visiva nel XX secolo. Calder lo fece, soprattutto, introducendo nelle proprie opere l’elemento dinamico concreto (la serie di sculture mobile), laddove armonizzando forma, colore e un movimento reale, l’insieme diventava un “universo” nel quale “ogni elemento può muoversi, spostarsi oscillare avanti e indietro in un rapporto mutevole con ciascuno degli altri elementi”. E se questa è senza dubbio la cifra più significativa della “rivoluzione” Calder, sintetizzabile con la nascita della scultura in movimento, il suo percorso come evidenzia la mostra romana è ricco di complessità. Attraverso le celebri sculture realizzate con filo di ferro (wire sculptures), i bronzi degli anni ‘30, le gouache, i disegni e i dipinti ad olio che conducono direttamente alla personale scoperta dell’astrattismo, la vicenda artistica di Alexander Calder viene passata alla lente d’ingrandimento grazie al dettagliato lavoro del curatore Alexander S.C. Rower, presidente della Fondazione Calder di New York.
La Mostra di Palazzo delle Esposizioni arriva a distanza di 25 anni dall’ultima retrospettiva che l’Italia, in particolare la città di Torino, ha dedicato all’artista che pure ebbe con il Belpaese un rapporto speciale.
A dimostrazione di questo legame arriva, da lunedì 9 novembre, con l’esposizione al pubblico dei documenti dell’archivio Mara Coccia, nella sede dello stesso archivio (via del Vantaggio, 4). I documenti testimoniano un evento in particolare, la permanenza di due settimane a Roma di Alexander e Louise Calder.
L’occasione fu data loro dalla mostra che il loro grande amico, Giovanni Carandente, volle allestire nella sede della Galleria Coccia, al civico 10 di Via dell’Orto di Napoli. Mostra inaugurata il 21 aprile del 1967.
Scrive Mara Coccia: “I Calder arrivarono a Roma in Maggio e furono con noi tutti di una straordinaria cordialità. Con la Mostra Sculture nella città di Spoleto del 1962 avevo avuto la possibilità di frequentarli per qualche giorno, riallacciare i rapporti qui a Roma mi fu facile così come riunire intorno a lui gli amici romani in allegre occasioni conviviali, sempre presenti Gina Severini e Nino Franchina.
E’ pericoloso vivere di ricordi, ma a volte è di grande sostegno per continuare un’attività che nel gennaio 2010 segnerà i 50 anni, in quella occasione con l’aiuto di Tatiana Giovannetti, che ne è la curatrice, avvieremo la consultazione dell’Archivio al pubblico”.
In mostra oltre alla documentazione della mostra di Calder del 1967 – le fotografie dell’allestimento, i sei disegni originali realizzati per il Catalogo disegnato, gli studi a découpage sul logo della galleria, il ritratto a penna di Mara Coccia – le litografie eseguite per lo Studio Marconi di Milano in occasione delle mostre dell’artista nel 1971 e nel 1976, alcuni cataloghi storici, due numeri della rivista Derrière Le Miroir, del 1954 e del 1975, dedicate a Calder.
© Riproduzione riservata


