Sanremo History 1957 – 1959
Apriamo un nuovo capitolo, il terzo, sulla storia del Festival di Sanremo, curata da Francesco Ruga. Lo scrittore percorre per Daring gli anni compresi dal 1957 al 1959.
1957 – ARRIVA L’EUROVISIONE
La settima edizione, 1957, significò un ritorno all’antico, con il richiamo sul palco di cantanti già affermati, del maestro Cinico Angelini e del presentatore Nunzio Filogamo, rimasti “in panchina” l’anno precedente a causa della ventata di rinnovamento artistico. 
Quella del 1957 fu l’ultima edizione curata e gestita in proprio dalla Rai. Dai teleschermi, una graziosa e giovanissima Nicoletta Orsomando invitava all’ascolto della serata finale, trasmessa pure in Eurovisione. Con la melodiosa e romantica Corde della mia chitarra, Claudio Villa (in coppia con Nunzio Gallo) vinse per la seconda volta il Festival. Al secondo posto, Giorgio Consolini e Claudio Villa con Usignolo; terzi Gino Latilla e Tonina Torrielli con Scusami. Commozione per Tonina Torrielli, rimasta quasi senza voce durante la sua interpretazione: il buon Filogamo riportava sul palcoscenico la inconsolabile cantante, convincendola a terminare comunque il brano. Scena deamicisiana da forti applausi. Il motivetto che però rimase nella mente e nelle orecchie di tanti fu cantato da Gino Latilla e Carla Boni (fidanzati per finzione sulla stampa, sposi poi nella realtà). La loro Casetta in Canadà (di Panzeri-Mascheroni) fu un vero e proprio cult nazional-popolare: Aveva una casetta piccolina in Canadà con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà e tutte le ragazze che passavano di là dicevano ‘Che bella la casetta in Canadà’. I Cinquanta erano gli anni delle maggiorate, tipi di donne che al maschio latino da sempre facevano ‘gola’. Ma, come altre contraddizioni inspiegabili, nel cinema riscuoteva successo Audrey Hepburn, divenuta famosa nel 1953, accanto a Gregory Peck, per Vacanze romane e per gli altri successivi film. Sul palco di Sanremo 1957, comunque, il tipico modello di femmina italiana parve incarnarsi nella valletta Marisa Allasio, incappata in una sequenza di imperdonabili papere, ma perdonata dagli spettatori maschili, autentici gourmet in fatto di geometrie femminili. Mentre l’Italia sdolcinata e ‘lacrimosa’ era intenta a seguire Sanremo, altrove, presso i giovani, il rock del ‘vate’ Elvis Presley faceva sentire la sua ‘forte’ voce.
1958 – L’ANNO DI VOLARE
Grazie alla canzone Volare, anzi: Nel blu dipinto di blu, di Domenico Modugno, il Festival nel 1958 travalicò le frontiere del Paese, facendo conoscere al mondo il nuovo inno nazionale, rimasto per tutti Volare, a causa del famoso ritornello: Volare, oh, oh! Cantare, oh, oh, oh, oh! Nel blu dipinto di blu. Felice di stare lassù. E volavo, volavo felice più in alto del sole ed ancora più su, mentre il mondo pian piano spariva laggiù, una musica dolce suonava per me. La canzone divenne così famosa che se ne vendettero ben 22 milioni di dischi in ogni parte del mondo. Modugno, in coppia con Johnny Dorelli, fu l’inatteso vincitore della ottava edizione. Accanto al grande Mimmo, ecco un giovanissimo -e italianissimo- Giorgio Giudi (figlio del cantante Nino D’Aurelio), in arte Dorelli. Sul palco come presentatori Gianni Agus e Fulvia Colombo; orchestra diretta dall’inossidabile Cinico Angelini. Al secondo posto, dopo un’assenza di un lustro, Nilla Pizzi con L’edera, cantata in coppia con Tonina Torrielli. Al terzo posto, Gino Latilla e Nilla Pizzi con Amare un’altra. Travolgente la vittoria di Modugno e Dorelli, grazie a una canzone che, scrive il critico Aldo Garzia, rompe per la prima volta la rima obbligatoria di Sanremo: cuore-amore. Autore del brano fu lo stesso Modugno, che così spiegò il testo: Una mattina sentivo in me una grande felicità. Mi sono messo al pianoforte e ho iniziato a cantare Nel blu dipinto di blu. Poi vado alla finestra e mi viene voglia di volare. Scrive la giornalista Marinella Venegoni: Il 1958 di Sanremo annuncia l’aria nuova che si respirerà nei Sessanta, grazie al Blu dipinto di blu di Domenico Modugno. Se infatti la canzone di Modugno significava la rottura con ritmi e melodie passate, L’edera di Nilla Pizzi rimaneva ancorata a modelli tradizionali della femminilità. Intanto il pubblico, che si era diviso in due partiti per il ciclismo (i Coppiani e i Bartaliani), si trovò su altrettante sponde per le cantanti Nilla Pizzi e Tonina Torrielli. Le due fazioni litigavano su chi fosse la più brava. Tonina però sarebbe uscita di scena dopo il matrimonio con Mario Maschio, musicista dell’orchestra Angelini, mentre la Pizzi avrebbe ‘regnato’ incontrastata per anni ancora. Su un altro ‘palcoscenico’, mentre le ragazzine si divertivano con l’hula hop, nell’ottobre di quell’anno, morì papa Pio XII; il suo successore Giovanni XXIII avrebbe aperto alla Chiesa una nuova strada verso l’ecumenismo. A settembre, poi, entrava in vigore la legge Merlin, con la proibizione delle “case chiuse. Il provvedimento legislativo non risolse comunque la questione dello sfruttamento della prostituzione, che continuò sotto altre forme.
1959 – MODUGNO BISSA
Il 1959 fu l’anno del bis di Modugno e di Dorelli, con Piove, presto ribattezzata Ciao, ciao bambina per il ritornello accattivante e orecchiabile: Mille violini suonati dal vento, tutti i colori dell’arcobaleno vanno a fermare una pioggia d’argento ma piove, piove, sul nostro amor! Ciao, ciao, bambina, un bacio ancora e poi per sempre ti perderò. Anche in questo caso, la canzone e gli interpreti entrarono “nell’olimpo” della musica leggera italiana. Al secondo posto Gino Latilla e Arturo Testa con Io sono il vento; terzi Teddy Reno e Achille Togliani con Conoscerti. La nona edizione vide al debutto Enzo Tortora, come presentatore, accanto all’ex miss Italia Adriana Serra. Sul palcoscenico, ecco per la prima volta Betty Curtis (poi divenuta la ‘regina’ delle urlatrici), Armando Testa e Miranda Martino. Non sempre, però, le cose filavano lisce per il Festival. I Francesi, gelosi della risonanza di Sanremo, facevano di tutto per boicottare la manifestazione che danneggiava gli interessi della vicina Costa Azzurra. La stessa ‘nostrana’ Confindustria non gradiva un certo ‘assenteismo’ e il conseguente calo di produttività nelle aziende durante il periodo delle trasmissioni televisive. Censori e pensatori ‘bacchettoni’ di cui era ancora piena l’Italia prestavano grande attenzione alla ‘moralità’ degli spettacoli. Se nel 1956, nella pellicola Poveri ma belli del regista Dino Risi, Marisa Allasio aveva fatto sussultare gli ambienti clericali, nel 1959 la cantante Jula De Palma con la canzone Tua (cantata in coppia con Tonina Torrielli) fece sobbalzare quanti in poltrona seguivano il Festival unicamente per cogliervi occasione di fustigarlo. Ci furono così interventi dall’alto per frenare quello che pareva uno spettacolo immondo sia per il testo assai ‘ardito’ sia per l’interpretazione ritenuta esageratamente passionale di Jula De Palma. La cantante, d’altronde, era già nell’occhio del ciclone per una sua presa di posizione a favore del divorzio. Apriti cielo! Anche quei clamori, comunque, non fecero che accrescere la notorietà del Festival, che metteva in vetrina un’Italia contraddittoria, divisa tra passato e futuro. Da registrare nelle cronache di quell’anno il debutto in serie A di Gianni Rivera; il Nobel della letteratura attribuito al poeta Salvatore Quasimodo; i fermenti della rivoluzione cubana ad opera dei “barbudos” di Fidel Castro.
Francesco Ruga, giornalista pubblicista, insegnante di Lettere e archeologo storico vanta diverse pubblicazioni riguardanti la vita sociale e culturale dell’Otto-Novecento nell’ambito del territorio Cusiano, in provincia di Novara. Sua anche un’approfondita prospettiva di Tom Antongini, poliedrica figura dannunziana. Nel 2007 il suo libro “Poi ti giri ed è già lunedì” (storie di un paese di lago in un’estate senza tempo al ritmo del juke-box) ha vinto il “Tau d’oro” a Orta.
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Francesco Ruga, giornalista pubblicista, insegnante di Lettere e archeologo storico vanta diverse pubblicazioni riguardanti la vita sociale e culturale dell’Otto-Novecento nell’ambito del territorio Cusiano, in provincia di Novara. Sua anche un’approfondita prospettiva di Tom Antongini, poliedrica figura dannunziana. Nel 2007 il suo libro “Poi ti giri ed è già lunedì” (storie di un paese di lago in un’estate senza tempo al ritmo del juke-box) ha vinto il “Tau d’oro” a Orta. 














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