Le misteriose macchine millenarie
Il genere umano, che proprio nel diciannovesimo secolo si è convinto di essere il punto di arrivo in costante sviluppo delle capacità tecnico scientifiche possibili sulla terra, delle volte viene messo alle strette. Capita in particolare quando dalle sabbie del tempo, o di qualche deserto, emergono veri reperti capaci di gettare lo sgomento nella comunità scientifica. Sono noti i tanti geroglifici he riportano immagini stilizzate di macchinari assurdi che “ricordano” prodigi della tecnica moderna, o sarcofagi in sud America che “ricordano” addirittura velivoli spaziali. Il fatto è che poi si parte del presupposto che tanto queste popolazioni sono venute prima di noi, quindi sono di fatto più arretrate.
Dunque tutto “sembra”, ma in realtà non è. A questo proposito, sarebbe giusto ricordare che popolazioni antichissime hanno eretto in sud America delle fila di menhir giusto giusto sulla precisa linea dell’equatore, il che porta a due domande: come hanno fatto a capire che la terra era rotonda, quando noi altri nel 1492 pensavamo ancora fosse piatta e poi, una volta trovato, che se ne facevano? Tenevano le uova in bilico su un chiodo (cosa possibile solo all’equatore)? Non si sa, ma per distribuire bene le carte, si potrebbe aggiungere che anche Leonardo Da Vinci, alla fine, cose realmente funzionanti ne ha fatte pochine. In questo scenario di confusione tecnico scientifica, si inseriscno alcune scoperte davvero interessanti. Un caso su tutti, l’elaboratore di Antikythera, curioso aggeggio funzionante di un paio di millenni fa, produzione ellenica, che con il lavoro di ben trenta ruote e ruotine dentate che rigavano insieme era in grado di calcolare con estrema precisione i movimenti del Sole, le fasi della Luna, le orbite degli, allora, 5 pianeti conosciuti e già che c’era faceva
pure da calendario, contando equinozi e giorni della settimana. La cosa straordinaria è che l’attrezzo anticipa di 2000 anni il concetto di “rotismo differenziale”, cosa brevettata a metà 1800 da un orologiaio. Ma siccome non abbiamo limite alle figuracce, da qualche tempo, noi che senza cellulare ci sentiamo persi, ci siamo trovati di fronte ad un progetto di accordatore in rame per liuto a sette corde. La realizzazione probabilmente per comodità, è stata schematizzata su di una tavoletta di sasso dai suoi padri ed un geniale studioso inglese, Richard Dumbrill, ha pensato di realizzare quanto riportato. Il risultato, un accordatore perfettamente funzionante, che opera secondo precise leggi matematiche ed è vecchio di più di 3000 anni. (Davide Rabaioli)
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