“Lacrime di Eros”, quando l’arte racconta il lato oscuro del desiderio. A Madrid
Se cercate un buon motivo per regalarvi un week end a Madrid, l’appiglio giusto può fornirlo una delle mostre più originali rintracciabili in questi mesi nel Vecchio Continente. Il titolo spiega molto meno di quanto promette: “Lagrimàs de Eros” ed è allestita sino al 31 gennaio al Museo Thyssen. Fino a qui le note obbligatorie, alle quali per dovere di cronaca aggiungiamo che in mostra ci sono 119 opere di artisti “assoluti”che coprono un arco temporale di svariati secoli. Qualche nome? Rodin, Corot, Coubert, Cézanne, Picasso, Gauguin, Canova, Guido Reni, Ribera, Munch, Max Ernst, Magritte, Andy Warhol e ancora
Mapplethorpe, Man Ray, Richard Avedon. Quantomeno insolito ritrovare tutti assieme tanti protagonisti della storia dell’arte, ma c’è un tema – evidenzia la mostra madrilena – che riccorre in ogni tempo, ed è quello di un “erotismo doloroso”, ovvero della contrapposizione tra Eros e Thanatos a cui l’arte ha dato spesso un senso, magari solo in seconda lettura.
Scommettendo che sarà una delle mostre più visitate dell’anno (e qui la previsione è sin troppo facile) “Lacrime di Eros” è dedicata ai tormenti della passione, al lato oscuro del desiderio sessuale. Il punto di partenza è l’ultimo libro (1957) dello scrittore Georges Bataille (Lacrime di Eros, appunto), l’ispirazione è data alcune delle sue riflessioni sull’erotismo, come il dialogo proibizione-trasgressione o l’identificazione dell’erotico nel sacrifico religioso. L’esposizione ha un carattere totale, “pansessuale” ed include tutti gli orientamenti e i sentieri del desiderio, laddove il curatore, Guillermo Solana, rintraccia in molti temi fenomeni come il voyerismo, l’esibizionismo, il bondage, il sadomasochismo nonchè diversi feticismi.
Il percorso, in dodici sezioni, parte dal mito, La nascita di Venere, la dea nata già adulta dal seme di Urano caduto nel mare. Innocente eppure seduttiva, come mostrano la scultura di Rodin, oppure la fotografia contemporanea di una giovane su una spiaggia. Affiancare opere di epoca diversa sullo stesso tema è una delle cifre di questa mostra.
Anche nella seconda sala, il mito di Eva (ovvero come il corpo femminile diventa tentazione) tutto ciò è ancora più evidente: c’è la Eva interpretata dall’Art Nuveau (Franz von Stuck), quella di una litografia di Toulouse-Lautrec e poi le Eva contemporanee come Nastassja Kinski e Rachel Weisz fotografate, nell’ordine, da Richard Avedon e James White. L’aspetto dell’identificazione erotica nel religioso viene approfondito attraverso alcuni temi molto presenti nella storia dell’arte a cui vengono dedicate apposite sale: dalle tentazioni di Sant’Antonio (l’eremita assalito da visioni pertubanti che introducono al voyerismo), al martirio di San Sebastiano con le rappresentazioni di un giovane trafitto dalle frecce ed un’espressione tra l’agonizzante e l’estatico (assurto a icona gay) o, un altro classico, la Maddalena penitente, dove le rappresentazioni finiscono per alternare la mortificazione della carne all’indulgenza sensuale.
Una mostra che dunque apre lo sguardo a interpretazioni del tutto originali di quell’erotismo che permea tanta parte dell’arte. Un esempio illuminate di interpretazione “altra”, il bacio, trattato nella sezione numero sette. Qui la fusione degli amanti attraverso il gesto del baciare non ha nulla di romantico, ma piuttosto evidenzia un aspetto cannibalesco (il divorere l’altro o vampirizzarlo) come illustrato dalle opere selezionate di Ernst, Magritte, Warhol o Munch. Nota finale, anche il merchandasing della mostra è “particolare”, oltre alle solite cartoline o alle magliette è infatti possibile acquistare anche i condom, venduti in scatolette ad hoc illustrate con alcune opere in mostra. Andranno a ruba.
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