Giocosità, ironia e colore per raccontare le inquietudini delle donne e i palpiti di una società attraversata con l’esplosività della sua arte, con una biografia affascinante e densa e con un genio creativo andato sempre oltre le classificazioni, oltre le mode. Niki de Saint Phalle , l’artista nota in Italia soprattutto per quel Giardino dei Tarocchi che a Capalbio rende omaggio in maniera straordinaria ai simboli degli arcani, è protagonista della mostra che dal 4 novembre al 17 gennaio si terrà al Museo Fondazione Roma (già Museo del Corso).
Per la prima volta in Italia, oltre 100 opere della de Saint-Phalle racconteranno al pubblico di un percorso interiore che nell’arte ha trovato il suo principio e la sua migliore conclusione, a partire dalle prime opere datate agli anni ’50 sino ad approdare ai successi mondiali dell’artista tra cui spiccano le grandi e coloratissime figure femminili (Les Nanas) che l’hanno resa celebre. Curata da Stefano Cecchetto, la rassegna si avvale della collaborazione della Niki Charitable Art Foundation (California), la fondazione sorta a San Diego dopo la morte della de Saint Phalle per diffonderne e promuoverne l’opera attraverso iniziative no profit.
Femminismo, mitologia, violenza, inquietudini private e quelle sociali, sono i temi che permeano le
sue opere. Opere mai disgiunte dalla sua vita. Nata in Francia nel 1930, secondogenita di un’aristocratica famiglia di banchieri, Niki trascorre l’infanzia a New York, quindi a poco più di 20 anni il ritorno in Europa, il folgorante incontro con i capolavori dei musei francesi e spagnoli, e con l’opera di Antoni Gaudì. Quando un esaurimento nervoso la colpirà, nel 1953, la giovanissima Niki percepisce che l’arte è un principio di vita, è una terapia, un’arma contro le convenzioni sociali, un mezzo per esprimere l’inquietudine universale. E arrivano gli anni ’60, Niki li vive a Parigi, a contatto con quei visionari ambienti artistici che ne rafforzeranno la creatività. In quel periodo comincia la sua collaborazione con lo scultore svizzero Jean Tinguely, che sposerà nel 1971. E sarà l’incontro fondamentale. Nel fermento del tempo, tra ribellioni giovanili e le minacce di una guerra globale e definitiva, Niki esplora nuovi linguaggi finendo per definire la gamma iconografica dei suoi temi. E’ proprio allora che diviene celebre grazie ai Tiri: una serie di azioni durante le quali lei stessa stessa, e a volte anche il pubblico, sparano su rilievi in gesso dove si trovano dei sacchetti di pittura che esplodono al momento dell’impatto.
Sull’onda del movimento femminista, comincia quindi ad esplorare le modalità di rappresentazione dell’universo femminile, nascono così le bellissime Nanas, figure policrome anche di notevoli dimensioni. Sono per altro numerose le opere monumentali create da Niki per luoghi pubblici in vari paesi del mondo.
Negli ultimi anni della sua vita, trascorsi prevalentemente a San Diego, l’arte della De Saint Phalle si esprime attraverso una serie di opere grafiche, una sorta di diario nel quale raccoglie le impressioni quaotidiane.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
L’impossibilità di disgiungere il percorso interiore dell’artista dalla sua opera è il filo rosso che attraverserà le quattro sezioni dell’allestimento romano.
I tiri, il rapporto tra sacro e profano, la presa di coscienza dell’identità di artista, sono i temi della prima sezione “le origini”, nella quale si mostrano dipinti realizzati tra gli anni cinquanta e sessanta che rimandano all’esperienza surrealista di Mirò, alla fascinazione di Gaudì, allo stupore sottilmente impresso di solitudine del primo Max Ernst, agli emblemi esotici ed esoterici di Victor Brauner. Nella seconda sezione entrano in scena Les Nanas: le ragazze, sculture straordinarie e fuori da ogni concezione accademica nelle quali la donna diventa protagonista assoluta; le sue forme si liberano, diventano esagerate e la distorsione cercata e voluta del soggetto mantiene una stretta corrispondenza tra forma e contenuto. Niente del lavoro di Niki è puramente decorativo: la manipolazione è la risposta ad un’esigenza interiore. Le sculture diventeranno poi anche lampade, vasi da fiori, tazze, obelischi, oggetti di uso quotidiano che devono essere fruiti, utilizzati e non solo ammirati per la loro estetica. Non manca poi un excursus fotografico ne Il Giardino dei Tarocchi di Capalbio, realizzato nel 1979 da Niki de Saint-Phalle con la collaborazione di Jean Tinguely e di artigiani locali.
E proprio sul rapporto tra Niki e Jean, si gioca la terza sezione della mostra. Assieme formarono una coppia esplosiva capace di incidere profondamente sull’arte del Novecento. Il loro sodalizio diede luogo ad una fusione di sensi e genio creativo che condusse alla realizzazione di opere sempre più visionarie e imprevedibili. La mostra si conclude con un consuntivo della vita di Niki, registrato personalmente dall’artista nel diario a cui si dedicò quotidianamente dall’inizio degli anni novanta in California. Nella sua tenuta di La Jolla, vicino a San Diego, Niki realizza una serie di opere su carta: disegni e serigrafie che diventeranno la serie California Diary nella quale gli eventi di ogni girono si trasformano in fogli colorati che esprimono avvenimenti e sensazioni.
La mostra si presenta con una particolarità tutta da rimarcare: l’ingresso gratuito riservato ai bambini fino a 14 anni. L’iniziativa è un omaggio allo speciale rapporto che Niki de Saint-Phalle aveva con i bambini che invitava spesso a fruire da vicino le sue opere, particolarmente adatte al pubblico dei più piccoli. Ed è proprio il fatto che i bambini si divertano davanti alle opere della de Saint Phalle (ed anche a quelle di Tinguely) la garanzia di quell’accessibilità ai contenuti dell’arte che ne misurano per molti versi la qualità.
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