Torino, in cinquemila per vedere il nuovo allestimento della Gam

Due mesi di lavori per riallestire gli spazi espositivi; 45mila le opere custodite a coprire un arco temporale che parte dal ‘700 per arrivare ad oggi, quattro le sezioni che le ospiteranno, in un’alternanza che, come le ultime tendenze museali chiedono, guarda ai temi e non all’epoca di riferimento, valorizzando il patrimonio del museo rispetto elle mostre temporanee, che pure non mancheranno . E così, alla rinnovata Gam di Torino che sabato ha inaugurato il nuovo corso, il confronto viene servito su un piatto d’argento, poiché i temi dell’arte sono quelli di sempre: sia che li tratti un pennello “verista” dell’800, sia che li racconti un astrattista. Ed è già un successo, in due giorni il nuovo allestimento è stato visitato da circa 5mila persone.  Coinvolgere il pubblico più “tradizionalista” in un approccio “guidato”all’arte contempornea e al tempo stesso invitare il pubblico del contemporaneo a riflettere sul fatto che le ultime tendenze dell’arte non possono prescindere dal passato. E’ in estrema sintesi quanto il direttore della Gam, Danilo Eccher e il comitato scientifico chimato a “dare ordine” alla collezione si sono proposti di fare. La rilettura del patrimonio della Gam attraverso le gallerie tematiche ha richiesto l’opera di quattro docenti che hanno fornito al museo i primi temi su cui lavorare. Il professor Antonio Schizzerotto (Ordinario di Sociologia dell’Università degli Studi di Trento) ha scelto il tema dell’Infanzia, il professor Roberto Grandi (Prorettore alle Relazioni Internazionali dell’Università di Bologna) si è orientato verso il Genere (nel senso di format, ripetizione), il professor Pietro Montani (docente di Estetica alla Sapienza di Roma) ha optato per la Specularità e infine il professor Giorgio Ficara (ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Torino) per la Veduta. I quattro temi sono poi stati affidati a quattro storici dell’arte (Ester Coen, Michele Dantini, Maria Teresa Roberto e Carlo Sisi) che sono stati invitati ad affrontare le implicazioni e gli sviluppi dei temi nella storia dell’arte, poi riassunti in un testo critico. In ultimo il direttore e lo staff scientifico della Galleria (Danilo Eccher, Riccardo Passoni, Virginia Bertone ed Elena Volpato), traendo spunto dai due testi prodotti per ogni galleria tematica, hanno scelto le opere e affrontato l’allestimento delle quattro sezioni. ” La sfida che si cerca di vincere, dopo aver raccolto ogni anno in un catalogo il lavoro fatto, sarà quella di poter avere a disposizione, tra cinque anni, un cofanetto di volumi che raccolga una variegata rilettura delle collezioni viste da prospettive completamente diverse tra loro”.

Le mostre

La nuova stagione espositiva della Galleria torinese ha preso il via con alcune mostre partite in contempornea all’inaugurazione del nuovo corso. “Il teatro della performance” è il titolo della grande mostra curata da Danilo Eccher, dedicata alla ricerca performativa che, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, ha caratterizzato il lavoro di un gruppo di artisti determinando profondi sviluppi nei decenni successivi. Si tratta di una mostra di documentazione che si sofferma sulla struttura scenica prodotta dall’artista, sullo spazio pensato, creato e spesso modificato dall’azione. In mostra lavori di Kazuo Shiraga, esponente del gruppo Gutai, Hermann Nitsch, Michelangelo Pistoletto, Gilbert & George, Marina Abramovi?, Paul McCarthy, e John Bock. Altra mostra è allestita al Gam underground project, sezione che il museo mette a disposizione della sperimentazione. Il ciclo espositivo, curato da Elena Volpato, è partito con la personale dedicata a Ian Kiaer, (nato a Londra nel 1971) di cui si presenta per la prima volta, in una grande mostra, il lavoro nel suo complesso. 21 installazioni raccontano dieci anni di lavoro. E per finire la camera delle meraviglie, la “Wunderkammer”, uno spazio che si  collega idealmente alla tradizione delle raccolte d’arte e di oggetti preziosi che un tempo arricchivano le dimore aristocratiche. Ha inaugurato il progetto, curato da Virginia Bertone, una mostra che invita a scoprire 12 raffinatissimi disegni a penna e acquerelli del celebre artista bolognese Pietro Giacomo Palmieri (1737-1804) che ebbe un ruolo di primo piano nello stimolare un precoce gusto per il collezionismo di disegni nella Torino di fine Settecento. I fogli esposti ritraggono scene pastorali e paesaggi svelando un disegno che si ispira alla tradizione emiliana e olandese del Seicento e spesso sfocia in virtuose imitazioni dell’incisione. Questa prima iniziativa dedicata ai disegni dell’Ottocento anticipa di qualche settimana la presentazione al pubblico dei due volumi che raccolgono i frutti del lavoro di schedatura dell’intero patrimonio di grafica ottocentesca della GAM. Questo il nuovo orario di apertura della Gam: martedì-domenica 10-18; ingressi: 7.50 euro (intero), 6 euro (ridotto). Per informazioni: 011-4429518.

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