Grandi mostre: Corot a Verona “Souvenirs et Impressions”
Un colpaccio l’accordo di collaborazione che il Comune di Verona è riuscito a sottoscrivere col Musée du Louvre: porterà alla coproduzione di almeno due grandi esposizioni e allo sviluppo di altre iniziative tese ad estendere l’interesse del pubblico verso i musei e ad incrementare la frequentazione delle risorse culturali da parte dei giovani.
E così mentre è in itinere la preparazione di una grande mostra dedicata a Veronese, la prima iniziativa congiunta sta per vedere la luce. S’inaugurerà infatti il 27 novembre al Palazzo della Gran Guardia “Corot
E l’arte moderna – Souvenirs et Impressions” l’omaggio ad uno dei maggiori artisti francesi che pure dai viaggi in Italia trasse gran parte della sua formazione. Fu Corot l’ultimo degli intellettuali che si “perse” lungo le vie del Grand Tour? Più comunemente il pittore viene definito “l’ultimo dei classici e il primo dei moderni”. Insomma, pur appartenendo ad una nuova pagina della storia dell’arte il suo percorso sarà costantemente diviso tra due epoche, sarà un ponte sul nuovo. Ed è questo aspetto che la mostra intende evidenziare in cento dipinti del maestro francese e degli artisti a cui si è ispirato o che ha influenzato, in un arco temporale che copre quattro secoli. E così, tanto per citare un aspetto particolarmente chiaro, se il paesaggio di Corot è figlio in qualche modo del naturalismo europeo del XVII secolo, è al tempo stesso acclarato che
lo stile sobrio e luminoso del francese abbia profondamente influenzato la prima generazione di impressionisti ed in parte anche i fauves, i cubisti e l’arte astratta, in una qualità di rapporti e sfumature che saranno evidenziati dall’accostamento tra le creazioni di Corot e quelle di artisti come Monet, Renoir, Cézanne, Mondrian, Braque e Picasso. Opere, queste, concesse in prestito dal Louvre e da altri musei francesi e internazionali.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
Curata da Vincent Pomarède, direttore del dipartimento di pittura del Musée du
Louvre e massimo esperto di Corot, la mostra si apre con una sezione introduttiva dedicata al paesaggio come genere. Adoperato come sfondo sino al ‘600 è in quel secolo che il paesaggio diventa autonomo e che la rappresentazione della natura diventa importante almeno quanto il racconto che ospita. Poi si assite alla comparsa del paesaggio pastorale, nel quale il racconto assume un ruolo del tutto secondario e ancora, con lo sviluppo ulteriore dello studio all’aperto si finirà a dipingere la natura “in quanto tale”.
Non mancherà una sezione dedicata al Corot “classico”, all’ammiratore di Poussin e di Lorrain che costruì i suoi principi estetici sull’eredità dei grandi paesaggisti europei del XVII e che proprio in Italia, nei soggiorni a Roma o sul Lago di Garda maturò quella concezione della luce e dei colori allo stesso modo in cui l’avevano appresa i paesaggisti del passato.
Il lungo soggiorno del 1825 e le più brevi presenze nel 1834 e nel 1843, non furono per Camille Corot soltanto l’occasione di dipingere di fronte alle rovine di Roma e nella campagna laziale, tra Venezia e il lago di Garda, ma l’occasione di ritrovare la luce e l’idea della natura che i suoi illustri precursori avevano sviluppato nel “grand tour”.
Sintetizzando Corot è stato il più grande interprete della pittura di paesaggio nell’Ottocento e pur facendo proprio l’insegnamento dei classici seicenteschi, rinnovò profondamente la rappresentazione dei cosiddetti “ornamenti della natura” trovando sintesi originali, soluzioni nuove e variazioni personali che segneranno tutti i suoi successori.
Per questo motivo Corot è definito “il primo dei moderni”, e non a caso l’ultima sezione della mostra cerca di dimostrare come l’artista, dopo avere assimilato la tradizione classica anticipa chiaramente l’evoluzione della pittura della fine della XIX e dell’inizio del XX secolo: la sua ricerca sui movimenti e sulle vibrazioni della natura, la destrutturazione della forma e la sua ricomposizione, ma anche la seduzione di una visione più simbolica ed emozionale della natura (che porta verso l’astrazione) ne faranno anticipatore degli impressionisti e non solo. Questa sezione si sviluppa in due parti quasi uguali, una dedicata al paesaggio e l’altra alla figura umana dipanandosi attraverso una serie di confronti, tra le opere di Corot e quelle dei suoi successori. La mostra si conclude con una selezione di alcuni dei cosiddetti “souvenirs”, i paesaggi “eroici” e storici nei quali Corot appare come l’ultimo dei pittori romantici e il precursore degli impulsi astratti.
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